IL DIETROFRONT DI FERRERO: “LA STORIA DELLA SAMP È IMPORTANTE”

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Il lavoro di una persona si misura in base a ciò che fa. Ma anche alle parole che dice.

Lo scorso ottobre, in un salotto televisivo, in preda a un delirio di onnipotenza il presidente della Sampdoria Massimo Ferrero disse che prima di lui la Samp era conosciuta tra Recco e Chiavari.

Un’orribile uscita a vuoto, uno sputo in faccia a chi, nel corso di una storia ultrasettantennale, aveva dato il suo contributo per tenere la società blucerchiata nell’élite del calcio italiano.

Ieri il presidente, forse senza rendersene conto, ha riparato a quelle stupide dichiarazioni con un comunicato apparso sulla pagina Facebook della Sampdoria, che riportava le seguenti parole:

[…] Se oggi abbiamo potuto inaugurare ufficialmente la Residenza Academy dobbiamo dire grazie a: Piero Sanguineti, Alberto Ravano, Mario Colantuoni, alla famiglia Mantovani e alla famiglia Garrone: loro hanno scritto la storia della Sampdoria”. […] Sanguineti, Ravano, Colantuoni, Mantovani, Garrone e Ferrero: la storia siamo noi. Forza Sampdoria”.

“La storia siamo noi”, scrive il presidente della Samp. “Nessuno si ritenga offeso”, verrebbe da dire completando il verso di una nota canzone di Francesco De Gregori. Bene, l’altra volta ci eravamo offesi. Profondamente. Ma oggi siamo lieti di leggere un comunicato finalmente rispettoso.

Di chi ha fatto grande la Sampdoria, dei suoi presidenti come dei suoi tifosi. Perché il bilancio in attivo e Casa Samp sono importanti. Ma lo stile nei comportamenti e nelle parole ancora di più.

 

ROBERTO BORDI

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Roberto Bordi

Redazione

4 commenti

  1. Marco Convalle -

    Meglio tardi che mai, comunque bisogna riconoscere a Ferrero ed al suo entourage un ottimo lavoro svolto quest’anno, sia in sede di calciomercato che di creazione di strutture che restano

  2. Marco Convalle -

    Purtroppo bisogna confrontarsi con la realtà, la nostra posizione attuale in base alle risorse economiche televisive è questa, poco conta da questo punto di vista la storia, certo, chi non sogna di tornare ad alti livelli? Ma con i sogni si va da poche parti o si rischia il peggio, anche a me non piace il galleggiamento di metà classifica ma si può migliorare un po’ per volta

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