MEMORIE BLUCERCHIATE: “SOGNO UNA CORDATA CHE CI FACCIA RINASCERE. MIRAGGIO O REALTA’?”

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Appuntamento con le Memorie Blucerchiate del tifoso Roberto. In questo momento di estrema difficoltà, ecco una proposta fra la fantascienza e il fantacalcio, che, se si realizzasse, sarebbe un autentico miracolo. Ma sognare non costa nulla.

Parola al sognatore Roberto

 

Dalla lettura del Domenicale del Sole 24 Ore ho scoperto un libro veramente interessante e, lo dico subito, non è per i cultori del “carpe diem” oraziano, i cantori della subitaneità, ma per chi ritiene che la coscienza del tempo che fu sia un privilegio ed un valore anche e soprattutto sul percorso della costruzione di un futuro migliore purgato dagli errori del passato. Si tratta di “All’antica – Una maniera di esistere” (Raffaello Cortona Editore) scritto da Duccio Demetrio Professore di Filosofia dell’educazione all’Università Milano-Bicocca.

L’insegnamento più importante che ne ho tratto è qualcosa che già da molto tempo sta dentro di me ma che dà una grande forza e soddisfazione quando lo si percepisce da una fonte esterna, e mi convince vieppiù che “il presente ci è intollerabile per certe maniere di vivere che non approviamo, ma che ci costringe ad accettare”. Quel presente che “non ha consistenza se lo si è privato del sentimento per l’antico”. Ovviamente l’ho farcito, a matita, di molte mie considerazioni delle quale ne voglio riportare una, in particolare, che vuole essere per me il senso di un atteggiamento da mai abbandonare “Dobbiamo salvare l’essenza buona che sta nell’eterno nostro essere bambino”. E’ un libro da maneggiare con cura anche per non cadere nel fraintendimento che sia un testo inneggiante al conservatorismo più becero. Niente di più sbagliato. Tutt’altro.
E mi fermo qui per non tediare il lettore ma senza dimenticare che questa filosofia la possiamo abbracciare in tutti i campi della vita come ad esempio mi appresto qui a fare riguardo lo specifico di questo blog che tratta di calcio e, particolare imprescindibile, della Sampdoria.
Personalmente sono stufo di assistere a questo “assalto alla diligenza” di un meraviglioso sport che è diventato ormai mentalmente impraticabile. Sono stufo di quest’orda di “mercanti del tempio” che stanno facendo scempio di quell’idea meravigliosa che questa disciplina ha sempre veicolato. Sono stufo di arabi, cinesi, oligarchi russi e mettiamoci pure i fondi di investimento che usano le società di calcio come strumenti per entrare nel vivo di un mondo senza peraltro conoscerne i sentimenti più profondi ma unicamente per trarne profitto ovviamente cercando di blandire i tifosi ma standone ben fuori dalla parte del loro cuore. Sono stufo di assistere alla conduzione sperticata di una società come il Paris Saint Germain che vince scudetti inutili in patria ma si macera nella frustrazione di contare nulla fuori dei confini dove l’assemblaggio di grandi campioni si manifesta in un fallimento e porta ad una serie di eliminazioni che di converso regalano felicità a tutti gli “altri” tifosi sparsi per l’Europa. O a società che “tirano” finché la barca va ma quando l’oligarca di turno finisce nei guai allora tutto viene messo in discussione con la prospettiva sicura di perdere la scena dei grandi allori. E sono stufo ovviamente della presenza di questi orchi-procuratori che si stanno mangiando buona parte della torta pretendendo percentuali folli dalla vendita dei giocatori non solo, ma usandoli e manovrandoli a loro piacere con il profumo di quel denaro che, propalato a larghe mani, fa perdere loro la coscienza di quello che si è realmente, procurando una sorta di marcato senso di estrema potenza.. Altro che Dior e il suo Parfum! Ci vorrebbe più misura e ovviamente stabilità, quella che differenzia, nella vita, ciò che è un “classico” da un goffo parvenue. Cioè per esempio il rapporto che sta tra il Real Madrid e, appunto, il PSG. Il Real, tornando al libro, è “All’antica” e rimane sempre così, anche quando non vince, perché è dotato di una struttura solidissima, robustissima. Come anche quella del Barcellona che, con i suoi 223.000 soci, costituisce il più grande esempio di azionariato popolare nel mondo. O il Bayern in Germania o ancora, per restare in Spagna, la rivelazione del Villareal che vedrei con felicità sul trono d’Europa alla faccia di tutti quei personaggi feticci del fasullo “Nuovo Mondo”. In Spagna esistono regole societarie che in Italia sono sconosciute. Beati loro. Mi dispiace per chi non è d’accordo ma personalmente, poiché siamo in mancanza di società di quella struttura, allora apprezzo particolarmente la Juventus che risulta essere la più longeva d’Europa riguardo la proprietà di una sola famiglia. E anche qui, essendo “all’antica”, non si può che applaudire. Si chiamano Agnelli. E allora? Vogliamo metterci a fare l’ermeneutica della Storia d’Italia? Rimaniamo nel nostro campo, come giustamente direbbe qualcuno, Per la sociologia ci sono altri ambiti.
A proposito, ma perché ho fatto questo lungo percorso per giungere al vero scopo di questo intervento? Tutto è utile e niente da buttare come per il (povero) maiale.
Voglio fare un discorso da utopista come fossi un cittadino di Vila-real (50.334 abitanti !!!) della provincia di Castellon, in Spagna, appunto.
Allo stato attuale delle cose per la Sampdoria ci sono diverse strade da percorrere. Rimanere con questa situazione ibrida, proprietà (?) di chi sappiamo e Presidente Lanna solo di facciata con conseguenze facilmente immaginabili oppure qualche stranezza al momento difficilmente ipotizzabile. Poi c’è la possibilità “iberica” quella che porterebbe la nostra Società dall’ essere una boutade calcistica ad un esempio da emulare, e ne farebbe una regina del calcio italiano. Vediamo come. Intanto svegliando i maggiori interpreti dalla loro apatia. E a differenza di altre volte facendone i nomi. Perché la domanda è una sola: amate veramente la Sampdoria? O il vostro è solo un vezzo di facciata?
Per prima cosa è quindi necessario mettere definitivamente all’angolo Ferrero e c’è un solo uomo che ha i mezzi convincenti e coercitivi per farlo e si chiama Edoardo Garrone. Tra l’altro così facendo passerebbe attraverso una catarsi riabilitativa che lo purificherebbe nella considerazione dei tifosi. Che gliene importa dei tifosi? Dirà qualcuno. Beh, beh..non è detto. Poi dovrebbe farsi carico, insieme alla sua famiglia, dell’iniziare la cordata alla quale dovrebbero aggiungersi i fratelli Mantovani. A questo punto si dovrebbero affiancare altri attori. A tal proposito ho letto recentemente di sfuggita sul Web, ma purtroppo non ricordo né il sito né l’autore dell’articolo, ciò che si dice riguardo il fatto che Roberto Mancini sia abbastanza ricco da comprarsi la Samp. Magari non è proprio così ma sicuramente i soldi non gli mancano per unirsi in cordata affiancato ovviamente da Gian Luca Vialli che non è propriamente povero considerando quanto ha guadagnato da calciatore in Italia e in Inghilterra, poi da allenatore e anche opinionista ed infine come figlio di uno degli uomini più ricchi di Cremona. Come direbbe Dave (Kevin Kline) nel film omonimo, “siamo già a buon punto”. Ecco allora che il cerchio si dovrebbe chiudere con l’adesione dei tifosi a partire dai Vip per finire agli anonimi. Intendo, in primis, ad esempio, tutti gli amici che hanno partecipato alla cena da Carmine ma anche quelli che non c’erano ma che nutrono un sincero affetto nei confronti dell’amata Samp. Cassano che ne dici? Tifosi anonimi? Quanti? Diecimila, ventimila? Non saprei. Certo sarebbe una grande impresa che vedrebbe una multiproprietà alla cui guida presidenziale dovrebbe stare Vialli e con la panchina sulla quale dovrebbe accomodarsi, off course, Mancini, e con i tifosi che diventano anche investitori e “dirigenti” (Cfr. “Azionariato popolare” su Wikipedia ).

Dall’oasi di casa mia è stata rappresentata l’idea di un miraggio.

Ma perché certe cose che gli umani potrebbero realizzare se solo avessero un poco di cuore devono sempre essere gettate nel cassetto come i sogni di un bambino? Lo ripeto fino alla noia. Come dice il mio “amico” Woody Allen bisognerebbe avere la “visione d’insieme” e purtroppo è una qualità di pochi. Di quelli che in certi frangenti, alla maniera di Totò potrebbero affermare: “Io sono un signore e signore si nasce ed io lo nacqui, modestamente”.
Che dire infine? Se tutto si risolverà nella solita monotona routine allora per me sarà meglio il ritiro in buon costume appendendo al chiodo l’ideale tessera del tifoso disinteressandomi del tutto dell’attività sul campo di gioco pur mantenendo l’amore indiscusso per quell’entità eterea che si chiama Sampdoria che, anche lei, poverina, ha dovuto subire i maltrattamenti dei tanti personaggi apocrifi che ne sono stati, e tuttora sono, inutili sodali.
Poi magari un giorno mi sveglierò con le parole del poeta: “C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico…”

Autore

SampGeneration

Il blog della Sampdoria

4 commenti

  1. sognare non cosa nulla, anzi è doveroso per conservare un minimo di speranza e di fiducia (e di poesia) in un mondo che – nel calcio come in tutto il resto – si fonda unicamente sui soldi e sulla competizione individuale. E dimenticare il passato sapendo che non torna è un delitto. Detto questo, con gli investimenti che occorrono oggigiorno, e la montagna di debiti che si è lasciato dietro il bancarottiere sciaguratamente chiamato a spolpare la società da EG, temo che nessun imprenditore degno di questo nome sia disposto a partire da -150mln + investimenti + spese correnti per rilanciare una squadra che vivacchia ai margini della serie con giocatori vecchi, scarsi e/demotivati. Anche se ha la maglia più bella del mondo. Ma siccome sono un sognatore anch’io, come quasi tutti i sampdoriani, faccio mio il motto di eraclito: “credere nell’impossibile perché è l’unico modo di realizzarlo” (chiedo scusa per la parafrasi dozzinale e banalizzante”)

  2. Io sono il primo sognatore…
    Riscrivo una frase che qualche settimana fa già postai e che racchiude alla perfezione il sentimento che provo verso la mia/nostra squadra del cuore:

    ” Si è tifosi della propria squadra perchè si è tifosi della propria vita, di se stessi, di quello che si è stati, di quello che si spera di continuare a essere. E’ un segno, un segno che ognuno riceve una volta per sempre, una sorta di investitura che ti accompagna per tutta la vita, un simbolo forte che si radica dentro di te, insieme alla tua innocenza, tra fantasia, sogno e gioco.”

    Fatta questa doverosissima premessa,
    e pur comprendendo benissimo l’intenzione dell’autore,
    io confesso che di leggere e sentire ancora i nomi Mantovani e Garrone non ne ho proprio più voglia,
    possibile che noi sampdoriani non riusciamo a voltare pagina?
    Una volta per tutte e per sempre?
    Le due famiglie succitate hanno già dato, BASTA!
    Poi che ognuno abbia le proprie idee sugli operati dei padri prima e dei figli poi com’è giusto che sia ma per piacere…BASTA!
    Paolo Mantovani è scomparso quasi 29 anni fa,
    da allora non abbiamo più avuto un Presidente che fosse tale SOLO per l’amore verso i nostri colori,
    “SOLO” per quella pazza, folle, irrazionalità che può portare un essere umano straordinariamente benestante a sperperare i suoi beni in una squadra di calcio, generalmente per quella per cui fa il tifo da bambino…
    Io vorrei “solo” questo,
    è chiedere troppo?
    Circa 3 anni fa si stava realizzando qualcosa di clamoroso,
    una cosa che non so quante volte è accaduto nella storia del calcio,
    ossia una bandiera della TUA squadra del cuore che sta per diventare IL PRESIDENTE DI ESSA,
    con il supporto di due miliardari,
    incredibile!
    Ma il treno è passato,
    il sogno svanito…
    L’azionariato popolare?
    Neanche gli interisti ce la stanno facendo,
    poi che si possa solo pensare che Cassano contribuisca economicamente alle sorti blucerchiate è,
    detto con assoluto rispetto,
    una delle cose più assurde/comiche che abbia mai letto negli ultimi tempi…

  3. Parto dalla fine, El Cabezon
    Ho citato uno a caso come Cassano ma avrei potuto farlo con altri personaggi che sono vicini alla Samp e che potrebbero contribuire in modo più tangibile ad esempio del sottoscritto.
    Per quanto riguarda le famiglie citate penso siano le sole che possano rientrare in gioco. Al di là del fatto che non lo faranno mai (in realtà penso siano tifosi solo di facciata) ma se così fosse tu non saresti contento? Saresti contrario per il pregresso? Solo quel fatto farebbe felici TUTTI i tifosi. Di questo ne sono certo anche se in rapporto di possibilità è più probabile che il Genos vinca l’impossibile stella
    Riguardo la tua citazione iniziale sui tifosi è veramente speciale
    E ora ti saluto perché vado a vedere l’ultima partita del guardabuoi.

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