LUIS MURIEL, DEVE ESSERE L’ANNO DELLA SVOLTA

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Aspettative tante, forse troppe in questo anno e mezzo su Luis Muriel. Che finalmente, tuttavia, sembra avere imboccato la strada giusta. E non è solo una questione di fisico, dopo i mille rimbrotti che i tifosi della Sampdoria gli hanno storicamente rivolto per la “bella pancia” che metteva sempre in mostra.

Qui le questioni sono due, tattica e temperamentale. Partiamo dalla sua posizione in campo. Rispetto alla Sampdoria di Montella, ma anche a quella di Zenga, Muriel gioca in modo più efficace. Lui che ci ha sempre abituati a partire da solo palla al piede, magari accentrandosi dopo essersi infognato in posizione più defilata, e perdendo inevitabilmente qualche cosa al momento della conclusione, grazie al lavoro di Giampaolo ha finalmente imparato a giocare con i compagni.

Emblematica in questo senso una sua giocata nel primo tempo contro il Barcellona, quando recuperata palla nella sua metà campo, anziché intestardirsi in un dribbling tanto sterile quanto pericoloso, ha scaricato subito il pallone verso il compagno più vicino, scappando subito in avanti per approfittare di una rapida verticalizzazione. Che non c’è stata, ma per la quale Muriel era già pronto.

Per non parlare dell’intesa con Quagliarella, resa evidente dalla doppia meravigliosa triangolazione che lo ha portato al gol. Finalmente a tu per tu con il portiere in posizione centrale, cosa che non accadeva da tempo. Merito di Giampaolo, che chiede ai suoi due attaccanti di giocare sempre vicini e pronti a scattare sul filo del fuorigioco per approfittare della velocità delle sue due frecce offensive.

Accorgimenti tattici che si aggiungono alla tanto attesa svolta caratteriale. Con Montella Muriel si sentiva perso, spesso confinato in panchina e privo di quella fiducia di cui il colombiano ha bisogno per esprimere quelle potenzialità che hanno indotto gli addetti ai lavori a paragonarlo a un certo Luis Nazario da Lima, per tutti Ronaldo. Ora, senza perdersi in voli pindarici che rischiano di fare la fine di Icaro, se – e ripetiamo se – vuole Muriel può diventare devastante.

Nell’intervista post Barcellona gli occhi di Muriel luccicavano di un bagliore nuovo. Di convinzione nei propri mezzi, di voglia di spaccare il mondo. Segnali di una svolta mentale che potrebbe esserci. E regalare ai tifosi della Sampdoria un giocatore nuovo. Magari non da Balon d’Or come Ronaldo, ma un attaccante vero.

ROBERTO BORDI

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Roberto Bordi

Redazione

2 commenti

  1. L’anno scorso sostenevo che Muriel non fosse mai supportato dalla squadra, il gioco era palla a Muriel e pensaci te, salta un uomo ma difficile che ne salti due!
    Certo che lui ci metteva del suo in negativo, svogliato e indolente, ma forse anche proprio colpa di non esser inserito in un gioco di squadra collettivo….speriamo che quest’anno possa e voglia dimostrare il suo valore, Ferrero permettendo!!!

  2. Il difetto di Muriel (e dei suoi allenatori precedenti che non lo hanno corretto) è che lui ad ogni pallone che riceve vuole dare spettacolo; vuole fare la magia, il tocco di palla che fa applaudire, il tunnel, il dribbling… peccato che gli riesce una volta su tre e questo, negli anni, ha fatto di lui un giocatore “inutile”. Qualche gioco di prestigio ma concretezza zero.
    Ora alla sua età deve capire che a noi non ce ne frega un cazzo di vedere che stoppa la palla facendola passare in mezzo alle orecchie dell’avversario (quando ci riesce), a noi serve sapere che gioca con la squadra, che gioca facile e va in gol. Punto.

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