IN GINO VERITAS: “BRUTTO MOMENTO. ECCO COSA NON HA FUNZIONATO A BENEVENTO”

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Dopo la sofferta vittoria ottenuta con la Spal a Marassi andiamo a Benevento per affrontare la squadra ultima in classifica.
Serve un risultato positivo per continuare a respingere l’assalto al sesto posto di Fiorentina, Atalanta, Torino e Milan.

Benevento senza Ciciretti, Cataldi e Parigini.

Confermato il modulo: recuperiamo per la panchina Linetty e Zapata ma perdiamo Strinic.
4-3-1-2 con Viviano in porta, in difesa Sala al posto di Bereszynski a destra, Ferrari e Silvestre centrali e Regini a sinistra. Nel centrocampo a 3 Torreira mediano davanti alla difesa, Barreto mezzala destra e Praet mezzala sinistra. Ramirez trequartista dietro a Caprari e Quagliarella.

Quando si affrontano squadre che oramai ti studiano a tavolino e che si chiudono in difesa bisogna migliorare la velocità e la qualità del palleggio. Questo è quanto chiede il Mister in fase di possesso, nella speranza di segnare una svolta nelle gare in trasferta, dove abbiamo collezionato solo due vittorie (una a Marassi con il Genoa) e 3 pareggi.
Affrontiamo una squadra che ha dato segnali di risveglio con Mister De Zerbi.
Ma i numeri la condannano: ultima e peggior squadra europea, 10 goal fatti in un girone e 41 subiti.

Ci lascia giocare il Benevento. In possesso palla si posiziona con un 3-4-3 mentre in non possesso scivola in un 4-4-1-1, marcando a uomo i nostri riferimenti del centrocampo e il trequartista.

Non riusciamo a trovare molti spazi: la palla si muove lenta e sopratutto i giocatori si muovono poco, fisicamente, anche se Prade’ dice che i test danno indicazioni positive. Eppure oggi corriamo 3 km in meno di media del Benevento e sopratutto ad una velocita’ media piu’ bassa rispetto a loro. Mentalmente sembriamo vuoti e scarichi.
Il Benevento ci prende aggressivo piazzando i tre attaccanti contro i nostri due difensori centrali e Torreira. Solo nelle rimesse dal fondo, durante la costruzione, ci lascia giocare fino a centrocampo dove si compatta ed organizza le uscite per recuperare palla.

Portiamo avanti le idee ed i principi di gioco di mister Giampaolo che chiede di costruire da dietro con i due difensori centrali, di portare palla per muovere i centrocampisti ed i loro attaccanti sulle marcature sui nostri centrocampisti.
Proviamo anche il cambio di gioco durante la costruzione tra centrale di destra e terzino sinistro e viceversa.

Le nostre mezzali cercano posizione tra le loro linee di attacco e di centrocampo, lavorano sia in profondità che ampiezza. Ma le loro linee sono corte e strette e fatichiamo a trovarle.
Riusciamo a metterli in difficoltà sopratutto a sinistra quando la mezzala Praet si allarga e riceve da Regini. Praet davanti si trova l’inserimento del trequartista, dietro al loro terzino, nello spazio della punta in zona palla che va incontro e prova a spostargli il difensore che la marca.

Un’altra soluzione tattica di Giampaolo è tenere i due attaccanti abbastanza larghi, tanto da da allargare anche i loro tre difensori per permettere l’inserimento delle mezzali e del trequartista anche su lancio lungo dalle retrovie. Ma Caprari non è Zapata e pare non essere in giornata neanche per scappare nell’uno contro uno.

Proviamo a cercare anche delle combinazioni centrali veloci a uno – due tocchi e sempre palla terra, cercando di servire le punte sul movimento. L’ampiezza la cerchiamo con la spinta dei nostri terzini, il mister li posiziona molto alti e larghi. Tutti e due i giocatori fanno però un errore: portare palla verso il centro del campo quando spesso hanno la soluzione sull’esterno, con la mezzala che si apre.

In fase di non possesso proviamo a pressarli alti a partire dalla costruzione dal basso del Benevento, con i nostri due attaccanti e il trequartista che tentano di chiuderli in un lato del campo per creare la consueta densità.
Il Benevento a volte riesce ad uscire dalla nostra morsa con passaggi veloci e precisi e con la giocata di prima intenzione del centrocampista in zona palla, a giocare verso il trequartista vicino o la punta centrale.
Il tutto è favorito dalla nostra lentezza negli scivolamenti.

Nella pressione alta non riusciamo spesso ad essere corti e stretti. Le nostre uscite sono le seguenti: le mezzali escono sugli esterni di centrocampo, con conseguente scivolamento di Torreira in copertura davanti al trequartista in zona palla. Scivolamento della mezzala opposta centrale sul centrocampista centrale opposto del Benevento. I terzini vengono presi dai nostri attaccanti centrali, mentre il trequartista si occupa del centrocampista centrale più vicino alla palla.
Con la Lazio per essere aggressivi e prenderli alti alzavamo i nostri terzini sugli esterni e le mezzali attaccavano i terzini laziali. Col Benevento, essendo troppo lunghi, non riusciamo ad attuare questa soluzione tattica.

Lo scopo della pressione è creare tanta densità per provare a impedire una giocata che può dar fastidio a questo sistema, il cambio di gioco. Ma il Benevento riesce a farlo spesso, metttendoci in difficoltà sugli scivolamenti del centrocampo e dell’attacco che spesso arriva in ritardo sulla giocata in sostegno, passaggio dietro. E anche sulla giocata laterale, con la mezzala nostra in ritardo, ci tocca spesso scappare con la linea.

La linea difensiva la teniamo molto alta con la consueta copertura di Torreira. Ma non riusciamo ad essere stretti e corti tra gli interpreti, il Benevento cerca di allargarci i terzini per inserimenti tra i nostri difensori

Il Benevento di De Zerbi si presenta con un 3-4-2-1 in possesso. Belec in porta, difesa a 3 con Djimsiti terzino destro, Lucioni centrale e Costa terzino sinistro. Centrocampo a 4 con Memushaj e Viola davanti alla difesa, esterno a destra Lombardi ed esterno a sinistra Venuti. Trequartista di destra Brignola, trequartista di sinistra Puscas, Coda punta centrale.

La fase di possesso del Benevento rispecchia le capacità di mister De Zerbi, le sue idee ed i suoi principi.
Senza guardare la classifica, chiede costruzione da dietro, possesso palla e verticalizzazione immediata sui trequartisti ed esterni.
Atteggiamento veramente lodevole: provo a salvarmi provando a “giocare”…

E infatti il Benevento prova a giocare con la testa, dimostrando una tecnica non eccelsa ma proponendo un calcio semplice lineare e molto veloce, fatto di verticalizzazioni improvise, esterni che spingono molto e continui inserimenti da dietro dei trequartisti e di uno dei centrocampisti centrali.

Partono da dietro abbassando molto i terzini sulla linea di fondo e lasciando Lucioni centrale per allungarci le linee. Sulla giocata al terzino il centrocampista piu vicino alla palla si abbassa insieme all’esterno per provare a giocare palla a terra. Se chiusi ricercano l’esterno alto e largo che prova a “spizzare” sul movimento del trequartista e della punta.

I terzini nel primo tempo restano bloccati. Nella ripresa De Zerbi richiede molto piu’ coraggio e chiede loro di spingere.
Fanno un gran lavoro i centrocampisti centrali, tanta corsa sia per interdizione sia in costruzione dove riescono spesso a saltare l’avversario e a creare superiorità numerica.

Ricercano continuamente il cambio di gioco, tra il terzino e il quarto di centrocampo opposto, per trovare la superiorità numerica con trequartista ed esterno opposto: ben 20 gli attacchi sugli esterni.

De Zerbi richiede al centrocampista lato palla di aprirsi appena ha la sfera all’esterno e dargli la giocata di sponda, giocata di prima in avanti sul movimento incontro o del trequartista o della punta. Uno viene incontro, gli altri si buttano dietro. Su queste giocate siamo spesso costretti a rincorrere.

La fase di non possesso del Benevento porta molti uomini in copertura: si schierano con un 4-4-1-1 con grande sacrificio degli attaccanti.
Difesa con Djimisiti a destra, Lucioni e Costa centrali e Venuti scende come terzino sinistro. I centrocampisti centrali si alternano sulla mezzala lato palla ed il trequartista. La mezzala opposta la dovrebbe prendere l’esterno opposto che stringe verso il centro.
Puscas scende come esterno di sinistra, Lombardi fa l’esterno di destra.

Ci lasciano giocare tra i due centrali con Coda che battezza il portatore e prova a direzionarlo sull’esterno, Brignola sta a uomo su Torreira.
Sono corti e stretti e molto aggressivi nelle uscite, troviamo pochi spazi.
Le uscite sono ben organizzate, curano molto la transizione e sono pronti per sviluppare sia la ripartenza sia il possesso palla, sopratutto con il cambio gioco sull’esterno opposto e sui tagli degli attaccanti.

La partita è lenta, molto tattica e frammentata: 20 minuti giocati effettivi, nelle costruzioni tutte e due le squadre riescono a svillupare gioco ma le azioni si fermano negli ultimi 20 metri.
Il possesso e’ lento. Loro ci aspettano e provano a ripartire tenendo un baricentro medio-basso.

Riusciamo a trovare bene la giocata a sinistra con la ricerca dell’ampiezza della mezzala e l’inserimento dietro la punta che viene incontro. Ramirez e Quagliarella mettono in difficoltà con i movimenti la difesa beneventana, senza però creare molte occasioni nitide e pericolose.

Teniamo noi il possesso, circa il 60%, ma è molto lento. Le giocate sono forzate e tante sono le palle perse.
Non riusciamo mai a liberare Torreira, Praet e Barreto non sono molto precisi così come Sala e Regini (nel loro caso il ‘poco precisi’ è un eufemismo).

Davanti Caprari ancora una volta dimostra difficoltà, sembra un pò avulso dal gioco del collettivo.

Al 45 minuto il lampo di un Quagliarella in stagione di grazia ci porta in vantaggio: dopo un cross sbagliato, va a riprendersi il pallone, si gira e chiede l’uno due a Ramirez che si era aperto a sinistra. Ottimo passaggio di ritorno di Ramirez, tiro di Quagliarella in diagonale, il portiere respinge sui piedi di Caprari inseritosi centralmente. Errore di Costa che non segue e non marca l’attaccante ma guarda il pallone permettendo a Caprari di segnare l’uno a zero.

Ad inizio secondo tempo il Benevento è costretto ad effettuare un cambio.
Fuori l’infortunato Costa, dentro Billong che si posiziona terzino destro con conseguente spostamento di Djimisiti terzino sinistro.

Al 48′ minuto una delle poche azioni sulla destra: Ramirez si apre e serve Sala che vede in profondità l’inserimento di Barreto, cross del centrocampista rasoterra dentro l’area di rigore ma Quagliarella liscia… peccato!

Risponde il Benevento un minuto dopo sulla loro sinistra. Da una rimessa laterale tra Memushaj e Venuti, chiusi con tempo sbagliato e troppo lentamente da Barreto e Ramirez, Memushaj va via con l’uno due e Sala gli concede lo spazio del cross in 3 contro 1 dentro l’area di rigore. Coda si inserisce tra Ferrari e Regini, con quest’ultimo che resta fermo come un bronzo di Riace e non segue il movimento verso il pallone di Coda. L’attaccante calcia e colpisce la traversa…!

Alza il baricentro il Benevento chiedendo di spingere anche ai terzini: i campani prendono piu’ consapevolezza e determinazione e con grande coraggio e velocità si prendono anche il possesso palla.

Al 55′ minuto Torreira esce su Viola perche Ramirez è fuori posizione e si fa portare fuori dalla posizione centrale davanti alla difesa. Il Benevento muove palla sull’esterno sinistro ed il pallone arriva alle spalle di Torreira a Memushaj che serve Coda a sinistra. Si muove male la linea che scappa ed è troppo distante. Male anche Praet che si ferma. Tiro sul palo opposto e palo del Benevento che in questo momento meriterebbe il pareggio.

Al 58′ minuto esce Puscas per D’alessandro e dopo quest’azione il mister cambia Praet che mostrava grandi difficoltà fisiche. Spazio a Linetty al rientro dopo l’infortunio.

Al 65′ minuto esce anche Caprari per Kownacki.

Il Benevento prende in mano la partita con intensità e velocità. Dal 60 minuto al 90 minuto effettua il doppio del possesso, sopratutto tra il 60 ed il 75 minuto.

Gli ultimi in classifica dimostrano di avere “fame “di punti e di essere aggressivi per prenderli.
Al 66′ minuto il Benevento è avvolgente: continui cambi gioco dal terzino al quarto di centrocampo ed uno contro uno per il cross. Attaccano in 8…
E su un cross da sinistra di Venuti, Coda si inserisce dietro a Regini e calcia fuori. Ancora una volta lasciamo liberi gli uomini su palla laterale.

Al 68′ minuto lo specchio di questa partita: Viola vince tre contrasti a centrocampo, si rialza ed imposta il gioco e serve il taglio di Coda tra Ferrari e Regini posizionato male (guarda caso!). La punta entra in area, sterza verso l’interno e calcia benissimo a girare sotto l’incrocio opposto: è il goal del pareggio.

Premiati gli sforzi e la maggior convinzione del Benevento. Noi cominciamo a perdere i pezzi: fuori Torreira infortunato per Verre, Barreto spostato centrale.

Risponde il Benevento all’80 minuto con l’ingresso di Giampy per Lombardi.

All’83′ minuto punizione laterale a sinistra: sul pallone ci sono Ramirez e Regini, fuori area Linetty e Barreto mentre dentro saltano in 5, Sala ultimo uomo.

Sul cross il pallone respinto viene calciato al volo da Barreto ma la respinta favorisce D’alessandro che prende palla e si invola verso la porta. La punta si allarga al limite dell’area di rigore sulla sinistra e Sala fa l’ennesimo errore della gara atterrandolo e beccandosi il rosso da ultimo uomo!

Il dramma non finisce qui perché la punizione calciata con forza da Coda centralmente a mezza altezza piega le mani di un colpevole Viviano e si insacca per il 2-1 dei beneventani…

In 10 ci posizioniamo 4-3-2 con Verre terzino destro e Ramirez mezzala destra.

La beffa non finisce qui perché il Benevento, una squadra capace di fare 10 goal in un girone intero, riesce a segnare il terzo goal della partita al 45′ minuto. Silvestre blocca la linea un metro dopo il centrocampo ma Regini piu’ basso a sinistra tiene in gioco l’esterno del Benevento che attacca lo spazio dietro a Barreto in quel momento terzino destro.
Il pallone viene giocato proprio dietro la schiena di Barreto. D’alessandro lo lascia per l’inserimento di Coda che velocissimo attacca dal centro a sinistra e va via sulla fascia da dove crossa per Brignoli che supera in velocità Regini e segna al centro dell’area il goal del 3-1…!

Disastro completato..

Serve solo alle statistiche il bel goal di Kownacki due minuti dopo.

Arriva un’altra sconfitta, una delusione tremenda per i tanti tifosi presenti, per di più contro l’ultima della classe etichettata come la peggior squadra europea ma che oggi sembrava scatenata.

Il nostro secondo tempo ha evidenziato stanchezza fisica ma sopratutto un atteggiamento molle, che rispecchia le 5 sconfitte su 10 partite giocate in trasferta.
A parte il derby l’ultimo successo fuori casa risale al 27 di agosto…
I numeri dicono che nelle ultime 7 partite abbiamo vinto una partita ed un’altra la abbiamo pareggiata. Poi solo sconfitte…

Purtroppo la rosa si dimostra valida se tutti sono presenti. Appena mancano tre titolari e qualcuno abbassa il livello di attenzione diventiamo una squadra che se non mette il giusto atteggiamento si dimostra fragile contro chiunque.

Sala ha steccato per l’ennesima volta, molto meglio il terzino polacco anche se non sappiamo se fosse in buone condizioni fisiche. Regini è stato costretto a giocare terzino perché dopo le ultime due prestazioni di Murru forse garantisce maggior sicurezza. Barreto è a corto di benzina, Caprari dimostra ancora difficoltà, Linetty appena rientrato dall’infortunio si vede che non è in condizioni di giocare mentre Praet dopo un buon inizio sta avendo un calo.

Per le idee e principi del Mister occorre giocare palla in maniera veloce, sicura e attenta ed in fase di non possesso essere corti, stretti e molto aggressivi e veloci.

Ma concordo con lui sull’aspetto mentale, se non si ha la fame del sesto posto probabilmente non siamo pronti a questa posizione. Posizione che ci siamo tuttavia guadagnati sul campo e su cui nessuno avrebbe scommesso all’inizio dell’anno.

FORZA MISTER!

Autore

SampGeneration

Il blog della Sampdoria

4 commenti

  1. forza mister… bravo gino. in questo momento giampaolo non ha molti sostenitori! sono contento, che tu sia critico ma non disfattista. per me anche lui deve crescere, ma la samp dell`inizio/metà girone dàndata mi è piaciuta eccome. nei momenti di calo fisico della squadra non ha trovato ancora delle soluzioni per salvare mezza barca. iachini era bravo come stratega, ma mi ricordo che il gioco non era mai alquanto sodifaciente e bello da vedere. miha era un bravo motivatore ma anche lui era distratto daale lusinghe altrui. montella era troppo depresso e per me non aveva un concetto. zenga, anche lui confusionario.per me negli ultimi anni giampaolo è il miglior allenatore alla samp.

  2. seMarco Convalle -

    Non c’entra niente ma sto leggendo che potrebbero vendere il Bere, fosse così siamo rovinati, non vorrei fosse successo qualche casino nello spogliatoio perché le ultime esclusioni a favore di Sala sono incomprensibili da uno che non è dentro l’ambiente della squadra

    • Non solo sono incomprensibili le esclusioni ma, quando il Benevento butta in campo
      D’ Alessandro che è uno dei giocatori più veloci della serie A è impossibile non fare entrare il polacco al posto del lento Sala.

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