UN SALUTO AL GENOANO. PRIMA GUFAVA, ORA SI CAGA IN MANO

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Non c’è niente di più bello, dopo la grande gara di domenica, di vedere le facce di cera dei genoani. Il bibino vaga per le strade con un pallore mai visto, algido come una creatura lunare. Sembra che abbia mangiato pesante, il topo genoano. Qualcosa gli è rimasto sullo stomaco, fatica a digerire. La nausea lo travolge. Le mani sono gelide e al contempo spugnate. Spesso si lascia andare a sottili, incontrollabili flatulenze.

Insomma, non si sente troppo bene.

Pensava, il genoano, di dominare la rivalità cittadina, almeno per quest’anno.

Si compiaceva delle macerie della gestione Delio Rossi. Godeva come un gibbone, faceva lo snob quando navigavamo in cattive acque.

Ed era tronfio dei nuovi arrivi; di Lodi e Gilardino, di Vrsaljko e Feftatzidis, il cosiddetto Messi greco.

In particolare squittiva, a inizio campionato, per l’arrivo di Ciccio Formaggio Lodi, l’ineffabile tiratore di punizioni, il regista dalla testa alta e lo sguardo fiero sull’avvenire: “Belin, praticamente abbiamo preso il vice Pirlo”, si dicevano tra loro i genoani, annuendo, come quelli che la sapevano lunga.

E ragionavano sul distacco in classifica che ci avrebbero dato. Perché la superiorità, quella, non era certo messa in discussione. Sarebbero finiti davanti, di sicuro.

Bisognava solo capire di quanti punti. “Dai 10 ai 20 punti, belin. Forse anche qualcosina in più..”.

Ma il tripudio maggiore sarebbe stato il nostro ritorno in serie B.

Se l’aspettavano. E godevano come ricci durante le prime giornate.

La nostra difficoltà era il loro piacere. Il tempo che passavamo con Delio era il loro Viale del Trionfo. Loro, sì, erano tranquilli, aspettavano soltanto di banchettare sui nostri resti.

Poveri, ridicoli bibini, tifosi di rara incompetenza, offuscati come sono dai loro falsi miti.

Come al solito la realtà dei fatti li ha scornati.

A rovinare la festa dei gufi è arrivato Sinisa. E la storia, da quel momento, la conosciamo tutti.

Iniziamo subito a ingranare, a fare il nostro gioco. A far capire che la Samp è una squadra seria, magari senza elementi di classe cristallina, ma piena di combattenti.

Mihajlovic estrae la frusta serba, volano mazzate a Bogliasco, ed è l’unico modo per ripartire.

E i giocatori lo seguono: rimontiamo. Il Genoa del presunto “Gasperini show” è il solito buco nell’acqua, il classico fumo negli occhi (fumo pacco): catenacci vari, calcio da trogloditi (con l’apoteosi del derby). Palle in tribuna e calci nelle tibie all’avversario. Il non gioco genoano si scontra con la filosofia propositiva di Sinisa. Rimontiamo posizioni su posizioni, risaliamo la corrente come lucci, facendo spesso spettacolo.

E non appena vediamo la carretta rossoblù, sempre più spompata, mettiamo la freccia.

I genoani si cagano sotto, sentono il nostro motore che incalza e si aggrappano a giustificazioni tipiche del perdente: “Belin, tutto culo. Rimpalli, assist dell’arbitro, persino favori arbitrali!”.

Si ascolta qualsiasi stronzata. Ma è tipico dell’incompetente: vedere la fortuna laddove ci sono meriti.

E infatti li superiamo, inesorabilmente, ripetendo la Storia con la S maiuscola: quella che vuole la Sampdoria davanti, a prescindere.

Mihajlovic, con il suo volto rigido, la freddezza da generalissimo serbo ha detto: “Non mi interessa cosa fa il Genoa”.

Ma a questo punto a noi interessa, eccome. Dobbiamo puntare a scalare posizioni e stare davanti ai bibini. Farli ricadere, per l’ennesima volta, nel loro complesso di inferiorità.

Autore

SampGeneration

Il blog della Sampdoria

5 commenti

  1. Tutto vero, ma innanzitutto ci sono ancora una valanga di punti a disposizione, quindi e’ un po’ presto per fare certi discorsi.
    Soprattutto, pero’, finire dietro ai bibini puo’ anche anche succedere (purtroppo), ma pestare la sotta di un San Bernardo indossando le Hawaiianas deve avere la medesima incidenza statistica: non si puo’ esultare se non accade.

    Ciao

    Filippo

  2. SampGeneration
    SampGeneration -

    Ragazzi, la scaramanzia è d’obbligo 🙂
    D’altronde il nostro è più un auspicio che una previsione

  3. Giovanni Prussia -

    La cosa più bella e’ vederli confusi tra speranza e delusione ,uscire ed entrare dai tombini….i topastri red e blu.

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