LA PIU’ BELLA INTERVISTA A BOSKOV. 2005: “Y SOY SAMPDORIANO VERO”

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In omaggio al grande Vujadin pubblichiamo un’intervista bellissima fatta al nostro leggendario allenatore. E’ il 2005, zio Vuja ha appena smesso di allenare ma i suoi ricordi sono chiari, indelebili. Alessandro Dell’Orto, giornalista di Libero (tralasciamo le questioni politiche.. qua si parla di calcio e di Samp), lo incontra all’Hotel Astor di Nervi, sede di mille ritiri blucerchiati. Boskov ha 74 anni ed è in forma smagliante. Viene fuori un’intervista bellissima, piena di sincerità.

In omaggio a Vujadin  la riproponiamo integralmente.

Provate a immaginarlo lì, seduto davanti a voi, elegantissimo in giacca e cravatta anzi “giaca y cravatta”. Ti sorride con gli occhi azzurro cielo e ti racconta la sua vita a voce alta, dandoti un colpetto sul braccio ad ogni nuovo argomento e scan-dendo le parole più significative di ogni frase. Solito esuberante Vujadin Boskov, 74 anni e il passo agile, qualche malanno dell’età e la moglie Yelena a suo fianco che se lo coccola come da 50 anni a questa parte, pronta a intervenire se gli capita di dimenticare una data, una squadra o confondere qualche nome.

 Boskov, come sta?

 «Bene, grazie: ho ancora due piedi. Capito cosa intendo? Sono auto – suffi-ciente y vado con mie gambe. Questo molto importante».

 Buona risposta, la inseriamo nelle sue frasi celebri. Siamo all’Hotel Astor, quello in cui passava le vigilie la Samp. Si guardi intorno e dica cosa le viene in mente.

 «La sera prima di sfide con Juventus, le più sentite da giocatori y dirigenti. Ma io dicevo di stare tranquilli perchè io amico di Boniperti. E spiegavo: “Loro come noi, due gambe y undici giocatori in campo. Più di noi hanno solo auto. Fiat…”. Ahahahaha».

 Boskov amico di Boniperti. Come mai?

 «Io appassionato di caccia, lui appassionato di caccia, mio papà presidente di associazione di caccia y una volta Boniperti è venuto a cacciare con me a Novi Sad. Con Boniperti poi giocato partita Gran Bretagna-Resto d’Europa in milenovecentocinquantay cinque . Lui giocatore com-pleto y ra-pido y prepa-rato per correre non solo 90 minuti ma anche 120».

 Cosa fa ora Vujadin Boskov?

 «Godo vita con mia moglie: spesa, televisione, giornali, passeggiate. Y giriamo per le nostre case».

 Scusi, quante ne ha?

 «Sette case: a Nervi, a Ginevra, due in Spagna perchè quando allenavo Real Madrid non potevo portare fuori più di un quinto di stipendio, una Slovenia e due a Novi Sad».

 Il calcio lo segue ancora?

 «Quando c’è partita in tv mi fermo y guardo. Calcio italiano sempre più bello ma io non mi riconosco più: ormai non è gio-co ma solo inte-ressi perché hanno succhiato fuori tutto».

 Ultima partita allo stadio?

 «Sampdoria-Bologna. Sa che non pago biglietto, vero?».

 No, cioè?

 «Deciso io tanti tanti anni fa: Boskov non paga biglietto a Samp y non vuole tessera: io prima giocatore y poi allenatore, sono sampdoriano vero. Quando decido andare stadio entro y basta. Dirigenti molto bravi».

 Il giocatore che le piace di più di questa Samp?

 «Ti posso dire quello che corre a destra. Come si chiama? Diana».

 Dove può arrivare la squadra di Novellino?

 «Può lottare per Europa . Ma giocatori devono credere y essere convinti propria forza». Ultima gara vista in tv? «Inter-Sampdoria e arrabbiato tantissimo: come possibile prendere 3 reti in tempo addizionale? Per me cosa i mpos-sibile, ma per loro poss-sibile...».

 A Boskov allenatore è mai successo di subire rimonte così?

 «Mai. Mie squadre forti soprattutto ultimi 20-25 minuti perchè molto bene allenate. Io mai avuto preparatore atletico, fatto sempre tutto da solo. Y poi con Lucavialli y Robertomancini squadra tecnica y veloce ma anche con cervello. Cervello decide tutto e allenatore deve parlare 4 occhi con 5/6 giocatori».

 Lei con chi parlava?

 «Uno Lucavialli. Due Pietrovirkvud (Vierchowod). Tre Robertomancini. Loro mia mano destra ».

 E facevano la formazione…

 «Ehnnnoooo! Io prima partita chiamare loro e farli sentire importanti con loro idee. Dire sì a tutti, poi dec i d e re io».

 Facciamo un salto all’indietro: come era Boskov da calciatore?

 «Centrocampista organizzatore di gioco. Destro mio piede, sinistro imparato. Miei idoli Hidegkuti di grande Unghèria y Didì di grande Brasile».

 Boskov giocatore alla…?

 «Difficile dire. Correvo come Gullit e saltavo di testa come Santillana. Prime partite con amici in mio paese: rubavo calze a sorella, legavo y facevo pallone. Mio fratello Alexandre più bravo di me ma morto a 17 anni in milenovecentoyquarantatrè per meningite. Giocato pallone e fine primo tempo bevuto acqua fredda e zac , morto».

 Lei è arrivato presto in nazionale.

 «A 17 anni giocato con squadra nazionale. Primo giorno Bobek, grande giocatore, mi dà sua borsa. E io: “Perché portare tua borsa?” Y lascio giù per terra. Hehehehe».

 Subito un bel caratterino… Soddisfazione migliore?

 «Ti posso dire che in squadra nazionale giocato 58 volte senza mai mancare un minuto. Poi portiere fa uscita y mi rompe gamba, guarda qui. Due anni senza più giocare. Y poi…».

 Dica.

 «Altro piccolo record: mai cartellino giallo da giocatore».

 Da allenatore invece…

 «Quello più dif-ficile! Ti alzi da panchina e giallo. Ti alzi ancora e rosso, fischia fiiiit e a casa!».

 Da calciatore ha disputato due mondiali, vero?

 «In milenovecentocinquantayquatro y milenovecentocinquantayoto. In Svezia conosciuto giovane Pelè y marcato in amichevole: lui grande campione y veloce y tecnico y forte in dribbling. Però un di-fetto! Mai tira da area grande, fa sempre finta di destro e dribbling e corre verso porta».

 Con la nazionale ha girato il mondo. Il viaggio più bello?

 «In milenovecentocinquantaycinque in Cina. Ci invitano a cena, ci bendano y ci portano in posto segreto: sai chi c’era? Mao Tze Tung!!! Ma sorpresa è in cibo: giorno dopo ci dicono che mangiato polpette di cane. Bllleeaaaahhh. Ricordi Yelena?».

 Scusi, sono passati 50 anni. Conosceva già sua moglie?

 «In luglio festeggiamo 50 anni di matrimonio. Lei vuole fare grande festa in barca con tutti parenti, ma io paura».

 Paura del mare?

 «Paura di acqua. Da bambino annegato in Danubio y perso conoscenza y amico Giorgio salvato.».

 Auguri. Torniamo a lei giocatore: stagione 1960-61, Boskov alla Samp e poi ultimo anno in Svizzera, Young Fellows.

 «Torno a casa da mia moglie y dico: “Yelena, non gioco più perché pallone più veloce di mio piede” Capito? Anni non perdonano nessuno». Dal campo alla panchina. «Sa storia fischietto? Ora racconto ».

 Prego.

 «In partitella di allenamento mio allenatore Patek si fa male a ginocchio, si ferma y mi dà fischietto: “Continua tu”. Io prendo suo posto in squadra e anno dopo diventato allenatore-giocatore. Y suo fischietto da quel momento sempre con me come simbolo».

 Anche in Italia?

 «Sempre con me. Alla Samp un giorno Lucavialli fa scherzo y fa sparire fischietto da spogliatoio. Per settimana non parlo con nessuno e altimo giorno urlo: “Ridatemi fischietto o vi am-mazzo ”. Dopo poche ore riappare fischietto. Eheheheeh».

 Lo conserva ancora?

 «Aspetta. Vado a Perugia e partita Perugia-Milan 1-2: loro scudetto y noi salvezza. Sento urla in spogliatoio y entro y trovo Alessandrogaucci arrabbiato con squadra perché per-so. Io: “Tu esci da qui e non urlare perché noi salvi”. Lui dice: “Ok, esco ma lei non sarà mai più l’allenatore del Perugia”. Io vado macchina e via, subito a casa senza prendere bagagli e oggetti dallo spogliatoio. Fischietto rimasto là, y io smesso allenare».

 Salto indietro. Prime panchine in Svizzera, poi Vojvodina, la nazionale jugoslava, tecnico in Olanda e infine la Spagna. Real Madrid.

 «Grande squadra y grandi giocatori: Cunninghan, Santillana, Stielike, Juanito».

 Anche ora il Real ha grandi campioni…

 «Troppi. Tanti campioni, tanti problemi perché tutti dire: “Io più bravo di altro”. Y non riesci a c o n t ro l l a re » .

 Stagione 1984-85: Boskov dal Real all’Ascoli. Che salto…

 «Allodi mi aveva detto che mi voleva Juve, ma dovevo entrare da porta piccola e fare esperienza in piccolo club».

 Poi niente Juve.

 «Chiama Allodi y dice: “Juve non ti vuole più. Ti vuole Sampdoria se ti piace”. Y io: “Mi piace molto”».

 Come mai il colpo di fulmine?

 «Maglie molto belle, mie preferite con riga in mezzo».

 Raccontano di un trasloco un po’ furbo.

 «Chiamo magazziniere Bosotin y dico: portami con camioncino. Chiede: “Dove andiamo?”. Io: “Tu prendere autostrada, arriviamo subito”. Invece andati ad Ascoli per prendere mia roba. Ahahaha».

 Boskov scelga: Vialli o Mancini?

 «Lucavialli, più socievole e trascinatore».

 Chi fa meglio l’allenatore?

 «Io ti dico che Robertomancini più bravo. Anche perché Lucavialli non lavora!».

 Il trucco di quella Samp?

 «Dis-siplina y mie spie y mie telefonate notturne».

 Scusi?

 «Segreto per giocare bene è vita privata. Miei giocatori liberi fino ventitrè ore y trenta minuti. Poi telefonavo casa tutti per scoprire chi in giro».

 Allora divertiamoci insieme con vizi e virtù di Real e Samp. A Madrid telefonava sempre a…?

 «Juanito conosceva bene ambiente di Madrid y aveva amica oltre moglie. Amante, si chiama? E io controllare sempre. Y poi ti racconto che una volta dopo partita in notturna Mallorca-Real Madrid ci fermiamo a dormire. Lascio tutti liberi fino ventitrè ore y trenta minuti poi mi nascondo dietro palma in hall di albergo. Chiudono porta principale e giocatori non tornano. Poi, di notte, rientrano da porta secon-daria y io, nascosto, spio y faccio lista nera. Mattina dopo presento allenamento y dico: “Tu rientrato ore due y trenta minuti, pagare 20 mila pesetas di multa; tu rientrato o re . . .” » .

 I più controllati della Samp?

 «Numero uno Lucavialli che chiamavo tutte sere. Poi Pellegrini y Attiliolombardo. Toninocerezo più furbo: amava vita notturna ma non potevo chiamarlo perchè sposato » .

 E la storia delle spie come è?

 «Avevo 4 o 5 persone che giravano in tutti locali notturni di Liguria e mi raccontavano se vedevano Lucavialli o Robertomancini o altri. Io mattina dopo in allenamento dicevo: “Tu Lucavialli ieri stato in quel locale fino tardi, tu Robertomancini nell’altro bar”. Controllavo e davo dis-siplina. Ecco segreto nostre vittorie».

 Boskov vincente e simpatico. Storiche alcune sue frase. 1) “Chi ha sbagliato, Pagliuca?”

«Non avevo visto azione di gol. Ma Pagliuca era feno-meno».

 2) “Gullit è come cervo quando esce di foresta”.

 «A caccia in Novi Sad si aspetta cervo che esce di palude. Quando arriva si ferma, guarda destra e sinistra e poi corre elegante. Come Gullit».

 3) “Rigore è quando arbitro fischia”.

 «E’ vero! Arbitro è unico che in 90 o 120 minuti ha libertà as-soluta y può fare quello che vuole”».

 Piccola parentesi: vogliono la moviola in campo. D’accordo?

 «Nooooo. Calcio deve restare solo un gio-co».

 4) “Perdomo gioca come il mio cane”.

 «Avevo cane bovaro di Fiandredinome“ Buf ”y di 70 chili di peso. I giornalisti mi chiedono di Perdomo del Genoa y io per scherzo dico: “Potrebbe giocare con mio cane”. Uhhhh quanti problemi. Per quella frase ho pagato 27 milioni: 10 per multa di Mantovani, 17 per denuncia y processo ».

 Boskov, dopo la Samp la Roma. Ha fatto esordire Totti in A.

 «Bravo giovane y calciatore. Ma a Roma tanti litigi con Caniggia perché metteva stivali da cow boy a punta. Io dicevo: “Ti stringe piede y non va bene”!!».

 Poi il Napoli.

 «Bella città ma tutti parlano solo di Maradona. Grande giocatore ma sua vita privata contro di lui. Ai tempi di Real non l’ho voluto: mi ero informato y mi avevano detto che era circondato da un brutto ambiente ».

 Boskov, si finisce con qualche domandina flash. 1) Il giocatore più forte di sempre e il più forte di adesso?

 «Pelè y Zidane».

 2) Allenatore più bravo?

 «Quello che vince: Capello».

 3) L’atleta preferito?

 «Danilovic, amo basket».

 4) Il suo sogno?

 «Scrivere libro di memorie senza peli su lingua».

 5) Lettura preferita, programma tv e musica preferita?

 «Gazzetta dello sport; partite di calcio y Porta a Porta. E la musica più bella è quando pallone entra in gol e tocca rete. Scriva, scriva, questa mia nuova frase storica».

 intervista di Alessandro Dell’Orto

Autore

SampGeneration

Il blog della Sampdoria

3 commenti

  1. Joseph Neri -

    Era purtroppo era una volpe sapeva il suo mestiere imparando da solo nel tempio del calcio giocato non invece d’impresa come é diventato .ma lui aveva un vulcano al posto del cervello

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