MEMORIE BLUCERCHIATE: “OMAGGIO A FILIPPO MANTOVANI. SCOPRI’ VERON (E NON SI AGGIUNGE ALTRO)

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Appuntamento con Roberto C, storico autore delle Memorie Blucerchiate. Roberto omaggia una figura dal nome altisonante scomparsa di recente a appartenente a pieno titolo alla Storia (con la S maiuscola) dell’universo blucerchiato.

Quando un elemento insospettabile come il Covid 19 si insinua nel circuito esistenziale di un paese, di un continente e del mondo intero significa che tutte le misure fino ad allora considerate di primo piano ed attualità finiscono ben presto dimenticate perché questo virus invisibile, che circola liberamente senza freni apparenti, annulla di fatto ogni interesse precipuo che ha caratterizzato la vita di prima creando una sorta di trasvalutazione di tutti i valori. Se in gioco c’è la vita, singola e collettiva, tutto cambia. Ed è con questo metro, allora, che si può valutare l’andamento dell’epidemia proprio alla luce della morte di personaggi famosi soprattutto nell’eco che hanno avuto attraverso i media.
Il 26 gennaio la dipartita di Kobe Bryant, grande cestista statunitense, ha preso fette intere di telegiornali per diversi giorni.

La crisi di Wuhan, in Cina, era ancora un fatto marginale e così lontano dal nostro mondo occidentale. Così si è parlato abbastanza per morte del famoso attore americano ultracentenario Kirk Douglas avvenuta il 5 febbraio. Poi quando il problema virale è entrato direttamente nelle nostre case con il decreto che bloccava di fatto le nostre vite tra le pareti domestiche allora ogni pensiero ha avuto un unico argomento e sono passate nel dimenticatoio le morti del grande attore svedese “bergmaniano” Max Von Sydow e quella di una colonna della letteratura italiana per la quale in fine di notiziario tv si è sentita semplicemente la voce dell’annunciatrice riferire che “è morto lo scrittore Alberto Arbasino”. In tempi normali avrebbero fatto servizi ampi e circostanziati con interviste varie a colleghi ed amici. Stesso discorso per Lucia Bosè attrice di film importanti negli anni 50 nonché miss Italia nel 1947.

Ora che, pur ancora nella morsa del coronavirus, si comincia a parlare di fase 2 e si pensa a programmare la vita che verrà, pare anche che ci sia spazio per notizie che non necessariamente siano specificatamente legate a quell’argomento anche se proprio di Covid 19 è morto il grande scrittore cileno Luis Sepulveda. In questo caso la notizia ha avuto grande eco. Bella, per inciso, una sua frase: “Non serve a niente una porta chiusa. La tristezza non può uscire e l’allegria non può entrare.”
Ma per venire dalla nostre parti ed entrare nel mondo cui appartiene questo blog vorrei ricordare un personaggio che pur non essendo figura di primo piano è pur stato dirigente e team manager della Sampdoria al tempo della presidenza di Enrico Mantovani. Parlo del fratello Filippo, forse il più schivo dei quattro fratelli, che una morte prematura ha rubato alla sua famiglia all’età di 54 anni. Ha sempre preferito stare nelle retrovie ma come consulente di Enrico per le questioni sportive aveva talento ed a lui si devono ascrivere le scoperte di due sconosciuti come Juan Sebastian Veron e Clarence Seedorf. E poi aveva un merito “indiretto” essendo figlio di Paolo e solo questo basta per tenerlo sempre nella nostra memoria.

Per ultimo vorrei parlare di una figura che ha sempre fatto tutt’uno con lo sport, in particolare il calcio. Accendevi la televisione e lo trovavi lì a disquisire di squadre e formazioni, sempre pronto e preparato. E se devo dire qual è l’aspetto che più mi ha fatto meditare in un’occasione come questa allora credo sia il rapporto che sta tra un mondo che sembra cristallizzato in sé, come fosse di una forma eterna, con i suoi sacerdoti immortali che stanno sempre ai soliti posti, negli studi luminosi delle varie televisioni, e noi spettatori che assumiamo la linfa generosa di quel continuo parlare come fosse un referto esaustivo che entra, determinato, nella nostra vita di tifosi. Niente si può incrinare su quell’indistruttibile palcoscenico perché in fondo fa parte di quello che chiediamo alla vita, la continuazione, “sine die”, delle nostre abitudini come se tutto ciò ci rendesse sempre giovani o forse immortali. Poi succede che improvvisamente qualcuno annunci la morte, ad esempio, di Franco Lauro e allora tutto la costruzione delle illusioni crolla come un fragilissimo castello di carte. Ed è così che quel bel mondo dorato prende le sembianze di una fragilissima struttura dispensatrice di illusioni che al primo stormo di vento svaniscono come miraggi di una fanciullezza ormai troppo lontana.

Certo come sempre si andrà avanti perché “The show must go on” ma quel sassolino che si è insinuato tra le pieghe del meccanismo potrebbe e dovrebbe portare ad una maggior consapevolezza nell’assumere le dosi di calcio con un atteggiamento più maturo che non eviti certo i risvolti ludici, che giustamente fanno parte dell’aspetto gaudente della nostra vita, ma al tempo stesso ci riportino ad una dimensione più sana e proporzionata nell’affrontare quello che è pur sempre un divertimento.

Mi ha fatto piacere, al riguardo, vedere in tv un’intervista del vecchio capitano granata Renato Zaccarelli e sentire dalla sua voce incrinata dall’emozione ciò che modestamente avevo espresso qualche giorno fa su queste colonne : “D’ora in poi tifate pro e non contro”. Ci vorrà un po’ di saggezza, ecco tutto.

Ma se è vero che il “buongiorno si vede dal mattino” e considerando che l’esempio dovrebbe venire dai vertici, siamo proprio mal presi. I presidenti del calcio sono in disaccordo tra loro e si litigano sui temi più diversi. Riguardo i politici è meglio stendere un velo pietoso a proposito della figuraccia che hanno (anzi che abbiamo, come italiani) fatto votando al parlamento europeo di Bruxelles mettendo in evidenza (i soliti…) gli interessi delle botteghe di appartenenza. E poi dicono che al Nord non ci considerano seri e attendibili! E’ difficile dar loro torto. Siamo tutti in un bel ginepraio dal quale non si sa come uscire. Un tempo, per gli affari strettamente calcistici, ci si poteva sempre ritirare nel “buen retiro” blucerchiato ma oggi anche questo sembra così lontano…

Autore

SampGeneration

Il blog della Sampdoria

6 commenti

  1. Di Filippo Mantovani ricordo anche Omar Dieng, simpatico difensore di colore che metteva il cuore in ogni intervento, purtroppo ogni tre/quattro uno lo ceffava clamorosamente e subivamo gol. Al tempo, proprio in relazione di Filippo, lo chiamavano il “Filippino” che poi visto il cognome pure ci sta!

  2. ciao passavopercaso e ben trovato, per quanto mi riguarda come salute tuuto ok, sul fronte economico soprassediamo, tu?

  3. PassavoPerCaso -

    Ciao Solo!

    Finanziariamente cado sempre in piedi per fortuna (ma lavoro il triplo: tutto cio’ che prima prendeva 10 minuti ora prende un’ora). Io sto bene, ma ho una parte importante della famiglia che vive in Italia che e’ in eta’ e stato di salute “pericolosa”, e vivendo lontano sto piu’ in ansia del normale…

    In bocca al lupo per tutto

  4. eh si immagino la tua ansia…mio padre non e’ completamente autonomo ma non si e’ voluto trasferir da me ad inizio pandemia (i vecchi hanno la testa dura) per cui devo andare tutti i giorni a preparargli il pranzo e altro, almeno pero’ lo ho sotto controllo…un abbraccio

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