TORREIRA E PRAET: PRIMA FARE E POI PARLARE

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Un segno dei nostri tempi è questo: il talento Praet e il procuratore di Torreira hanno parlato apertamente dell’ambizione di andar via da Genova, dichiarando, esplicitamente,  che la Sampdoria è solo un trampolino di lancio in vista di maggiori ambizioni, e nessuno muove un baffo.
Noi invece lo muoviamo. Pensiamo ancora che vestire la maglia blucerchiata sia un Onore e una responsabilità per chi scende in campo.

Un onore, per chi danza sul prato verde con la maglia blucerchiata, è anche essere spinti da una gradinata che oltre ogni limite lancia i propri giocatori, con amore ed entusiasmo puro.

Ora, che l’agente di Torreira dopo quindici partite ottime del suo assistito sogni il Barcellona e che Praet, manco titolare, dopo 0 gol in serie A ambisca ad un Top Club, sono pensieri che possiamo anche accettare, giacché l’ambizione muove il genere umano (e facciamo l’esempio di Icaro, giusto per dare un tono letterario). 

Ma questi ragazzi dovrebbero anche imparare e maturare il rispetto per la maglia che indossano. Oppure devono MATURARE, punto. 

Non una sponda o un trampolino per spiccare il volo, come dice quella nullità doriana del nostro presidente, il cui interesse è solo per i verdoni.
La Sampdoria dovrebbe essere un traguardo per i giocatori.  Ma se il presidente caciottaro continua a parlare di Sampdoria come trampolino, come possiamo pretendere che i giocatori la pensino in maniera diversa?

Non si perde qui tempo col pensiero dell’agente di Torreira. Tutti conosciamo l’essenza e lo scopo dei procuratori: Raiola si è intascato 7 milioni di euro dopo la cessione di Pogba. Basta questo, non c’è bisogno di argomentare.

Non allarghiamo il campo, dunque, alle dichiarazioni del procuratore del piccolo e geniale folletto Torrerira (che merita all’istante un adeguamento di ingaggio).

Ma Praet?

Non ha ancora segnato mezzo gol, non è stato mai decisivo, neanche in una mezza gara, e già parla di voler spiccare il volo grazie al “trampolino” Sampdoria?
Ma che si impegni in campo e che parli di meno.

Immersi negli umori labili e repentini dei nostri tempi stupisce inoltre questo fatto: le dichiarazioni del giocatore e del procuratore che esprimono la voglia di andare via e “sottostimano” la Sampdoria sono ormai accettate, è questa una realtà psicologica che non provoca reazioni.
Un Cassano che invece fa le barricate e addirittura dei solitari sit-in per restare in blucerchiato è inviso a mezza tifoseria.

Sono tempi difficili, la buona vecchia “razionalità” che un tempo motivava le azioni sembra essere perduta.
Va bene tutto, ma Praet, come tutti i giocatori della rosa, deve onorare la maglia che indossa e impegnarsi per la causa blucerchiata.

Il resto sono chiacchiere.

Autore

SampGeneration

Il blog della Sampdoria

6 commenti

  1. a me basterebbe solo che diano il massimo e sputino sangue per la maglia fino a che sono con noi poi possono andare a fare in culo dove vogliono.non scopriamo certo l’acqua calda dai il doria vent’ anni fa era un traguardo per i giocatori ora non piu’ non dobbiamo fare tragedie per le solite stupide dichiarazioni dei procuratori.purtroppo i paolo mantovani che mettevano alla porta quei personaggi(ricordate il caso jarni???)non esistono piu’.su cassano sono pienamente d’accordo bisognerebbe reintegrarlo in pompa magna invece si allena da solo come gli appestati……..per obiettivita’ comunque praet ha anche tessuto le lodi della samp elogiandola per diversi motivi ma non pretendiamo che ci giurino amore eterno.state qui,impegnatevi,onorate la maglia,portate via le palle e fate incassare soldi per essere reinvestiti e amici come prima.

  2. Ottima disanima approvo per quanto riguarda praet e torreira bisogna anche dire che questa società e questa città hanno sempre dimostrato (a parte l’era Mantovani)una mentalità provinciale con dichiarazioni come: dobbiamo salvarci e basta lo stadio nuovo con il piffero che lo costruiamo giocatori comprati x fare cassa e basta insomma chi è fuori dalla realtà Samp cosa percepisce? Siamo onesti siamo piccoli non solo nel portafoglio purtroppo siamo piccoli anche nella mentalità. Su Praet concordo pienamente ai procuratori darei fuoco sono al 50% il male del calcio.

  3. Condivio la disanima devo però riscontrare che se si acquistano giocatori già con la promessa di un trampolino di lancio, appena questi ricevono commenti lusinghieri e notizie di possibili trasferimenti a squadre non necessariamente più forti ma certamente più aperte a contratti milionari, ecco che giovani che non hanno ancora imparato ad amare maglia, società e città vogliono partire. Il calcio di oggi è questo..solo mercenari ai quali non bisogna affezionarsi i Bernasconi, Mannini, Palombo non esistono più e poi Cassano….doveva chiedere subito scusa a Garrone, invece di fare i numeri con i Tapiri in mano,ricordate? e forse non se ne sarebbe mai andato………

  4. A me ormai queste dichiarazioni non fanno nè caldo nè freddo, dopo l’illusione di due stagioni fa credo di essermi calato nei panni del tifoso disicantato e quasi…robotizzato, la gioia per una vittoria e la delusione per una sconfitta svaniscono dopo poche ore mentre prima ci campavo per giorni, i tempi cambiano ( non in meglio ) e gli anni passano…ahimè…

  5. In Italia attualmente di squadra punto di arrivo c’è solamente la Juve. Il divario è eccessivo. I sentimenti sono di noi tifosi. I giocatori di qualità devono rispondere al business. Meglio avere giocatori ambiziosi che ambiscono al trampolino che mediocri senza speranza. La realtà è questa, non si può vivere di sogni. E con le nuove proprietà orientali a Milano il calcio in Italia andrà ancora più in questa direzione.

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