SAMPDORIA, UN AMORE INDISTRUTTIBILE. NONOSTANTE LA FOLLE ECONOMIA DEL CALCIO

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Appuntamento col grande tifoso blucerchiato Roberto C., decano di sampdorianità. Ecco il suo commento sulle follie economiche del mercato calcistico dei nostri giorni.

Mi piace pensare ai frequentatori di questo blog come ad una sorta di setta massonica che vive in un mondo parallelo e notturno, in nicchie nascoste ai raggi del sole, dove i colori blucerchiati tinteggiano cielo e mare ed il ricordo per un passato glorioso si mescola alla speranza per un futuro ancora foriero di gioie e letizie. E li fingo tutti, con la mia sperticata fantasia, attorno ad un immenso e immaginario tavolo rotondo, in un tempo senza fine, con una birra in mano a ragionare intorno a tutto ciò che si chiama Sampdoria.
E’ bello pensarlo e forse un po’ stralunante ma è come lo shakesperiano“ sogno di una notte di mezza estate”, e anche se i sogni, come dicevano Freud e Jung, sono “una strada maestra nel percorso della crescita”, alla fine, come l’etere, sono destinati all’evaporazione lasciando il posto alla più prosaica realtà. O se vogliamo alla traduzione pratica della celebre fiaba di Hans Christian Andersen “Il vestito nuovo dell’ Imperatore” normalmente conosciuta come la “Favola del Re nudo”.
Per chi non la conoscesse è il racconto dei due truffatori che vendono al re, appunto, inesistenti abiti fatti con la stoffa più incredibile che mai si sia vista tale che si rendeva invisibile agli occhi degli stupidi e degli indegni di tanta maestosità. E tutti, per non essere giudicati ottusi e idioti, adulavano la figura del re senza abiti esaltandone però la bellezza, il cromatismo, la splendida tessitura. Fin quando un bambino, con la voce dell’innocenza disse: “Ma l’Imperatore non ha nulla addosso!” “Il Re è nudo!”. Così crolla l’impalcatura ogni volta che la falsità viene inesorabilmente a galla in tutta la sua evidenza.

Ecco allora che la giusta medicina per fronteggiare l’inganno travestito da verità risiede ancora una volta nella cultura, conoscenza reale dei fatti. Contro un imbroglio legalizzato. Pensavo a tutto ciò leggendo Repubblica di mercoledì 18 luglio c.a. In particolare due intere pagine (38 e 39) il cui approccio dovrebbe essere “obbligatorio” per tutti i tifosi italiani.

Da una parte l’ottimo Maurizio Crosetti che paragona il calcio italiano a “quel posto dove tutti parcheggiano in doppia fila perché tanto i vigili non passano”.Un mondo che tra “scandali e fallimenti e trucchi di ogni genere” è diventato un “grande buco nero planetario”, senza l’ausilio dei controllori. Dove la “cosiddetta finanza creativa scrive nei bilanci plusvalenze fittizie con l’inchiostro simpatico”. “Grandi città che spariscono dalle geografie dei campionati”. Voglio continuare nelle citazioni perché si tratta di affermazioni assai efficaci se pur decisamente forti.

Dice ancora Crosetti “Nel calcio si aggira una delinquenza comune e non comune in giacca e cravatta, autentici furfanti da scrivania che fanno carte false e uccidono l’illusione di chi ancora ci crede. Manigoldi che trattano con i capibastone delle curve o spostano capitali per sottrarli alle tasse, se non addirittura per riciclare soldi sporchi, soldi di mafia. Eppure va tutto bene e quindi aspettiamo che l’amico computer scriva il prossimo campionato della serie A……”. Questo è il triste quadro che ci apprestiamo, come sempre, a (ri)vivere e che ovviamente verrà messo da parte appena l’arbitro di turno fischierà l’inizio delle ostilità e il primo gol farà gridare di gioia tutti i tifosi della penisola.
Nella pagina accanto Angelo Carotenuto ci spiega i veri motivi che hanno portato la Juventus a spendere 350 milioni di euro per acquistare Ronaldo, non certo “per vincere un ottavo scudetto di fila, un nono e un decimo, forse nemmeno per dare la caccia alla Champions vale la pena spingersi a tanto……..La Juventus non sta allargando la distanza con il resto della serie A per accrescere il numero dei suoi titoli; lo fa per andarle oltre, per scrollarsela di dosso…..”

E in effetti, a ben vedere, è semplice pensare che il disegno di Agnelli sia quello di “espatriare”, cioè di partecipare ad una nuova Champions a trentadue squadre ma costruita su quattro gironi da otto in modo da avere assicurate, tra andata e ritorno, la bellezza di quattordici (anziché le attuali sei) partite. “Più Manchester e meno Atalanta. Più incassi, più diritti tv, più visibilità globale, più marketing, più fatturato.”

Tutto quanto dovrà essere “un torneo a inviti per l’elite, dove la gloria esiste in quanto panna su una torta da tre miliardi di introiti.” Parliamo di un “neo-calcio fatto da franchigie, non più giocato da squadre ma da brand” che vivono in una “riserva autonoma ed esclusiva… un banchetto a cui in Italia si illudono di partecipare una volta la Roma… un’altra il Napoli… oppure Milano in virtù del suo nome.” Un spazio dove si respira un’aria pura ma interdetto a realtà come “un Torino, un Cagliari, una Sampdoria, una Fiorentina, squadre che hanno vinto scudetti, e non millenni fa (come una certa squadra di dinosauri di nostra conoscenza, n.d.r.) nell’era che precedette il calcio delle pay-tv. Ma nel nuovo mondo non hanno più rivinto, sono escluse in partenza…”. Al centro di questo paginone Matteo Pinci ci fa il resoconto sulla situazione riguardante le società fallite e quelle per cui la Procura federale chiederà le dovute sanzioni per illeciti sportivi e amministrativi. Ne risulta un quadro decisamente disastroso. Desolante. Ma che importa ai tifosi? Ce ne sono già molti, tra i bianconeri, che hanno preso d’assalto lo Juventus Store per acquistare la maglietta dell’attaccante portoghese alla modica cifra di… 140 euro! Volendo continuare pare che il nostro Crosetti voglia fare una crociata contro certe assurdità nel mondo del calcio. E ne ha ben donde. Sabato 28 luglio, ad esempio, ci parla della brevità delle passioni. Giocatori che magari erano stati accolti trionfalmente all’aeroporto ed ora sono già con le valigie in mano. Con l’arrivo di Ronaldo non c’è più posto per il tanto osannato Higuain che pure in due anni ha realizzato 55 gol. Sono le tendenze del mercato e della moda verso i brand “dove i campioni ormai invecchiano più in fretta delle modelle e degli influencer. Higuain è stato spostato fuori dal campo da argomenti che non si trovano in area di rigore ma nei flussi finanziari e nei diagrammi di sviluppo pubblicitari…..” E ancora fa riferimento a “iperboliche valutazioni commerciali spesso iscritte a bilancio come conviene ai club. Altrimenti non si spiegherebbero gli sprechi per altri eroi effimeri, petali appassiti in una notte: Joao Mario (45 milioni) e Kalinic (20), Andrè Silva (42) e Gabigol (30), Pjaca (23) e Candreva (22)… sogni ficcati negli occhi creduloni della gente…” È questo aggettivo, credulone, che ha scosso la mia aderenza a un certo mondo. Non è che prima vivessi nelle nuvole ma la certificazione è sempre un bello strattonamento da certe presunte certezze. Parlo per la mia età non più giovane, epperò credo dovrebbe essere un ragionamento generalizzato, ma se l’equazione corrente equivale a tifoso=gonzo allora io mi chiamo fuori, o come diceva il grande Totò (“La banda degli onesti”), “io mi elimino”.
Questo non vuol dire, comunque, che si debba rinunciare al piacere di seguire il calcio, e quindi il campionato di serie A che una volta era “il più bello del mondo”. Ma è importante la consapevolezza e certo per noi rimane l’amore per la Sampdoria che è indistruttibile proprio perché nasce dall’incontro del cuore con le misteriose sinapsi mentali che creano un alone eterno di un sentimento che si è sedimentato, indefinitamente, nell’apparato ludico della nostra esistenza. E quindi andiamo avanti (senza farci circuire, però) perché l’emozione che porta un incontro di calcio è sempre forte e conseguentemente ciò che ne deriva. E torniamo idealmente a quel favoloso tavolo (o forse tavola come quella di Camelot?) rotondo che ci vede idealmente riuniti a dibattere sulle immateriali “pagine” di questo stimolante ed emozionante Sampgeneration. E in alto i boccali di birra. Prosit!

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SampGeneration

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5 commenti

  1. Lo spero da anni che nasca una super Champions così spariscono ste squadre ed i loro beceri ed insulsi tifosi capaci di contestare dopo aver vinto tutto per decenni.
    Ovviamente devono pagare un abbonamento di gradinata o curva che sia minimo 2000 euro per pagare il loro cr7 di turno.
    Auguri alle piccole squadre di tutta Italia ed ai loro veri tifosi anche se rivali da sempre.

  2. Nel fare i complimenti a roberto per il bello articolo non posso che associarmi agli auguri di chi mi ha preceduto:conosco e ammiro ad es tifosi del savona che non perdono una partita in trasferta di una squadra che certo non da’ loro soddisfazioni,questo e’amore per la maglia vero e autentico, facile esaltarsi se in squadra hai cr7…

  3. Mi accodo ai complimenti per Roberto ed il suo splendido e poetico articolo.come non si puo’ essere d’accordo.confesso che dopo tantissimi anni di abbonamento(30) e 40 di frequentazione assidua di stadio(ho 46 anni) credo di essere arrivato in praica al punto di non ritorno calcistico.quello che mi lega ancora legato al calcio e’ questo amore davvero indistruttibile per il doria e il piacere di andare allo stadio con mia figlia di 10 anni che mi ha ridato un po’ di entusiasmo.il calci e’ davvero alla frutta.sapere che 18 squadre su 20 non hanno speranze gia’ in partenza di vincere e’ la morte dello sport stesso,dello spirito di competizione.Sogno un campionato in cui tutte le partecipanti piu’ o meno in egual misura hanno le stesse possibilita’ di vincere.Per questo motivo a volte mi arrabbio con i mugugnoni doriani a cui sembra non andare bene piu’ niente in un momento in cui mi chiedo come si possa competere con colossi come la juve e le altre big europee…..essere in serie a e’ davvero una grande impresa anche perché se i conti fossero leggermente sballati a noi ci farebbero fallire in un attimo non abbiamo certo il peso politico ed economico delle mafie/societa’.ala fine pero’ come sempre il 19 agosto saro’ sui gradoni della sud a gridare e cantare come un pazzo…….

  4. Eh sì, bravo Roberto, comunque purtroppo indietro non si torna, tutto legato alle tv e alla possibilità di guardare qualsiasi partita del mondo, vi ricordate quando si poteva vedere solo un tempo di una partita di A sapendo già il risultato? O l’attesa delle 22.30 per la Domenica sportiva? Io personalmente pur avendo Sky non guardo quasi niente del calcio europeo, mi rompo, preferisco qualche partita di B o addirittura di C di cui conosco città e qualche tifoso, alla faccia di Cr7 e di tutti i pettegolezzi che lo contornano, teniamoci stretta la Samp in serie A

  5. Caro Semarco mi hai fatto venire un tuffo al cuore ricordando “quando si poteva vedere solo un tempo di una partita di A sapendo già il risultato” E fino al 1977 il tutto avveniva nella visione in bianco e nero. Roba da preistoria. E ancora quando parli dell’ “attesa delle 22,30 per la Domenica Sportiva”. Quella vera condotta da autentici signori come il grande Enzo Tortora (fine e colto intellettuale) e Alfredo PIgna, Tito Stagno e Carlo Sassi alla moviola con i montatore Heron Vitaletti…Sigh, Sigh, mi viene un pò da piangere. Tempus fugit. Purtroppo. Meglio voltare pagina e pensare ad una prossima Samp vincente e senza quelle tragiche brutte figure dello scorso campionato. E magari aspettare….l’Europa!

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