PIOVACCARI IN CINA. PERIPEZIE E SVENTURE DEGLI ANTI-EROI DELLA SERIE B

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Sono già passati cinque anni dall’incredibile promozione in serie A conquistata dopo la lotteria dei play-off. Una promozione arrivata grazie a un gruppetto di ragazzi che hanno dato tutto: Pozzi, Obiang, Da Costa, Eder, Foggia, Munari e molti altri ancora. E gli anti-eroi? Che fine hanno fatto?

Ne abbiamo catalogati cinque, ordinati in base a un mix di antipatia e scarsezza.

FEDERICO PIOVACCARI. Arrivato a Genova con il titolo di capocannoniere in carica della serie B, il “pifferaio” doveva suonarle agli avversari con il flauto con cui celebrava i suoi gol. Ma di lui ricordiamo solo i polpacci ipertrofici, il vizietto della bottiglia e una manciata di reti inutili.

Dopo la fallimentare esperienza in blucerchiato “Pio-Pio” si è ritagliato qualche soddisfazione all’estero. Una mattina, il rugbysta di Gallarate si è svegliato e ha detto alla moglie: “Cara, ci piace viaggiare. Perché non sfruttare questa nostra passione per rubare qualche soldino all’estero?”.

Dal 2013 a oggi Piovaccari & family hanno girato l’Europa e il mondo. Steaua Bucarest, Eibar, Western Sydney e Cordoba le sue destinazioni negli ultimi 4 anni, fino alla scintilla cinese. Proprio in questi giorni l’ex attaccante della Samp ha firmato con i cinesi del Zhejiang Yiteng, in seconda divisione. Fin troppo per “il polpaccione” che, a 33 anni suonati, ha più poche cartucce da sparare.

CRISTIAN BERTANI. 18 gol l’anno prima di venire alla Sampdoria, 6 la stagione successiva. Bertani è stato un altro flop clamoroso dell’era Sensibile, dirigente “insensibile” agli acquisti azzeccati. Dopo il 2012, la carriera del fantasista (?) ha imboccato una parabola discendente.

Colpa di alcune mazzette di banconote nascoste in un asciugamano, prova provata della combine a cui Bertani, «cascato dalle nuvole», aveva partecipato quando giocava in Piemonte. Di lì la squalifica di 3 anni e 6 mesi inflittagli dalla giustizia sportiva, fino al ritorno in campo nel 2015. Oggi Bertani gioca nel Como dopo una breve comparsata tra i carneadi del Gozzano, in serie D.

SIMONE BENTIVOGLIO. La Sampdoria lo aveva preso tra gli applausi generali per rimodellare il centrocampo, sulla carta il migliore della categoria vista la presenza di gente come Palombo e Dessena. E Bentivoglio, da cui tutti si aspettavano un contributo notevole in quantità e qualità.

Errore. Mal inserito nel 3-5-2 di mister (sic!) Atzori, l’ex giocatore del Bari fece una serie di partite disastrose. Al suo rendimento gravemente insufficiente contribuì anche la contemporanea inchiesta sul calcio-scommesse, che portò un tifoso a sputargli in faccia il giorno dopo il 4-2 con la Nocerina. Sceso nel 2016 in Lega Pro, ha contribuito al ritorno del Venezia tra i cadetti. Non “bentivogliamo”.

DANIELE DESSENA. Odi et amo, i tifosi della Sampdoria hanno smesso da mo’ di provare simpatia nei confronti di questo ragazzo e del suo brutto vizio di segnare un gol a stagione, proprio contro i blucerchiati. Con Palombo e Bentivoglio, Dessena formò la mediana più brutta di sempre.

Inevitabile la sua cessione nel gennaio 2012, da cui la Samp ricavò qualche euro e soprattutto il valore aggiunto della sua assenza, compensato però dalle reti che Dessena si è sempre divertito a segnare al Doria, con tanto di esultanze sfrenate e mefistofelici sorrisetti da figlio di buonadonna.

VLADIMIR KOMAN. Ecco, questo ha fatto una brutta fine. E meritata. Il nanetto ucraino-ungherese era esploso in blucerchiato nel 2007 addirittura con Novellino. Poi una lunga regressione sfociata l’anno della serie B in un elenco sterminato di prestazioni imbarazzanti e incomprensibili.

Anzi, comprensibilissime. Il signorino, come disse a Bogliasco a un tifoso che lo ingiuriava per l’indolenza dei suoi comportamenti in campo, voleva andare “a giocare in grande squadra, a Monaco”. Bayern? No, As, squadra che nel 2012 militava nella serie B francese, lontana dai fasti della finale di Champions 2004 e ancora priva dei campioni che abbiamo visto negli ultimi anni.

Chissà come mai, dopo la Samp nessuna grande squadra si è fatta avanti per accaparrarsi le prestazioni del “bastardo” (in senso etnico) ucraino-ungherese, che dal 2013 a oggi è diventato un pellegrino del pallone, collezionando presenze nell’Europa dell’est: Russia, Ungheria e Turchia.

Non ci sono notizie precise sul conto del nanetto Koman. Si dice che si faccia chiamare “scarsolo” e che a un tifoso che lo contestava abbia risposto “vado in grande squadra”. Il Ligorna lo aspetta.

ROBERTO BORDI

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Roberto Bordi

Redazione

1 commento

  1. A leggere il nome degli anti eroi c’è da sentirsi male, tra questi comunque voglio salvare Bertani che almeno la sensazione di “sbattersi”in campo te la dava…
    Quando lo comprammo Dessena era uno dei migliori giovani in circolazione poi non ha mantenuto le promesse, davvero incredibile invece la parabola di Koman, avrei scommesso che questo ragazzo si sarebbe fatto valere e invece è letteralmente sparito dai radar, un suo compagno di squadra di quell’epoca mi confidò che non aveva la testa 🙂

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