L’ESULE: “TRIPPA AR SUGO DE PICCHIA”

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L‘altro giorno mi sono trovato a sproloquiare in una bettola del comprensorio ternano con tale Alfio, un vecchio ottuagenario autoctono, venerato dai locali come un santone.

Si parlava con quella libertà e quella scioltezza che solo litri di vino casereccio sanno infondere in due sconosciuti… eravamo seduti in due tavoli differenti, ma piuttosto ravvicinati, entrambi con gli occhi rossi, la bocca impastata e la vescica sull’orlo di esplodere (o di implodere, decidetelo voi). Si parlava di politica, di “picchia” (quella che noi genovesi chiamiamo “mussa”), di calcio e di cibo, o meglio, come ripeteva Alfio, “de magnà!”

Si beveva vino. Sudavo e bevevo, bevevo e sudavo. Alle mie spalle Alfio sfiatava vinaccia da tutti i pori e, forse ispirato dai bicchieri e dall’ora tarda, ha cominciato ad alzare i toni:“ A me piace la picchia, fiju mio, alla tua età spaccavo li tavoli coll’uccello”, la serata è andata avanti in allegria, con le grida di Alfio che richiamavano l’attenzione degli altri tavoli. “La picchia, la picchia, hai capito?” urlava l’assatanato. Ad un certo punto il vecchiardo, riferendosi ad un piatto appena mangiato, ha sparato una frase a bruciapelo, che non so per quale motivo, ho subito associato alla Sampdoria ed al Genoa. La Trippafrase era questa, parola più, parola meno… “QUANT’E’ BONA LA TRIPPA… QUANNO LA MAGNI E SENTI TUTTI QUILLI PEZZETTI DE GRRASSO CHE SE POSIZIONANO E SE INCASTRANO DENTRO LA PANZA TUA COME SU LU TETRIS… CHE GODURIA…T E SENTI PROPRIO DE DI’ CHE ERA UNA TRIPPA VERAMENTE BBONA!!”

Non chiedetemi il motivo per cui io abbia involontariamente subito pensato al calcio, in un contesto come quello… ma il fatto è che ho immaginato che fosse Delio Rossi a pronunciare quelle parole: 

la trippa come metafora di una squadra di calcio, la pancia unta e piena come metafora di goduriose vittorie… ho immaginato un Delio Rossi in versione sognatore, cucchiaio in mano, la testa sorretta di lato da una mano, gli occhi vaganti nel vuoto… quanto sarebbe bello se la trippa che hai nel piatto non fosse preparata con scarti di macellazione industriale. Quanto sarebbe bello sentirsi sazi ed appagati, senza dover ricorrere a dosi colossali di Maalox… E soprattutto, quanto sarebbe bello se non dovessi alzarti nel cuore della notte per correre in bagno in preda a vomito e cagotto, tornando a letto con più fame di prima, ma con il cesso e il cuore spaccato, Diarreaperchè sai che domani il tuo pranzo sarà lo stesso del giorno precedente. E ti ritroverai di nuovo a rincorrere la tazza del cesso, a finire rotoli di carta igienica. E cosi via, giorno dopo giorno.. ahhh, maledetto cuoco che hai preparato questa sbobba, che la diarrea colpisca anche te! 

Questo per dirvi, in tutta semplicità, che non è il cliente a dover essere cacciato via dal ristorante. Se un piatto è cattivo, solitamente è il cuoco a farne le spese.

Sarò più chiaro. Delio è il commensale, cerca di farsi piacere il piatto che gli è stato servito, magari modificandone il sapore, anzi, cercando di modificarlo con un po’ di sale, un po’ di pepe… ma se la portata è modesta, beh… poco ci puoi fare.

Voglio pertanto spezzare una lancia a favore di Rossi, andando contro quelli che lo criticano e che vorrebbero il suo esonero. Il pesce puzza dalla testa, carissimi.

 

Autore

SampGeneration

Il blog della Sampdoria

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