GRANDE FERRERO, MA L’INNO DELLA SAMP NON SI TOCCA

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Ferrero spumeggia nel programma di Fabio Fazio. Pochi, pochissimi minuti di intervista. Tanto che alla fine Ferrero dice a Fazio. “Me caccia via??”.

In tutta onestà, Fazio non è simpaticissimo. Ma quando parla di Samp è attaccato ai nostri colori, questo bisogna dirlo.

Il celebre conduttore decide di fare questo triangolo con Gramellini, un conformista puro, un intellettuale farlocco perché vuole sempre dare lezioni di morale. E in effetti Ferrero e Gramellini si annusano e non si piacciono.

Meglio così.

Ferrero, uomo di palcoscenico, riconosce subito lo sguardo snob di Gramellini: “Me guarda male”, dice er Viperetta al Gramellini conformista.

Eppure Cairo se n’è andato via: 2-0 e a casa”, incalza il Presidente, con giustezza.

Gramellini abbozza, sembra che stia per cadere dalla sedia. Dispiace per la figura barbina di Massimo Gramellini, un giornalista egregio. Ma forse il suo successo commercial-letterario (grazie a due libri insignificanti) e il suo ruolo di prima voce in “Che Tempo che fa” gli hanno fatto perdere la trebisonda.

Non è un grande intellettuale, Gramellini, ma si crede chissà chi. Non ha mai partorito un pensiero così profondo e originale. Non rompere le palle, Gramellini.

Diverso discorso per Fabio Fazio. E’ conformista quanto Gramelini, ma almeno è doriano, un doriano che ci crede.

Tanta fuffa, comunque, nell’intervista a Che tempo che fa. L’unico argomento trattato (folkloristico) è la questione dell’inno, che Massimo Ferrero vorrebbe cambiare. Come la pensate?

Noi pensiamo che l’inno sia Intoccabile.

Fa parte del nostro patrimonio storico, è un segno dell’importanza delle tradizioni.

Noi doriani, inoltre, abbiamo avuto la fortuna che molti anni dopo la sua composizione un gruppo storico come i New Trolls (clamorosamente all’avanguardia) abbia dedicato un intero album alla Sampdoria, dandole il riconoscimento musicale che ogni squadra di calcio si sogna.

Il vecchio inno “Doria olè” è un concentrato di semplicità e passione, che fa parte del nostro repertorio.

O meglio, fa parte di un calcio che non c’è più e di cui siamo idealisticamente innamorati.

E poi, a dirla tutta, non c’è bisogno di votare un inno, come vorrebbe Ferrero. Noi tifosi della Samp abbiamo la grande fortuna di avere Lettera da Amsterdam, probabilmente la canzone più bella dedicata ad una squadra di calcio, alla faccia di Venditti. 

Ritocca lo stadio, Ferrero. Ritocca, possibilmente, anche la squadra. Ma non toccare l’inno  blucerchiato. Fa parte delle nostra Storia.

Autore

SampGeneration

Il blog della Sampdoria

5 commenti

  1. L’inno non si tocca. Doria olè è una canzone che sento da quando avevo 10 anni… Detto questo, vai Ferrero fai una grande Sampdoria!

  2. Lettera da Amsterdam va benissimo, è splendido, in molti ce lo invidiano e rivaleggia con Roma Roma di Venditti (che il suo effetto lo fa); lo sento proprio mio rispetto a Doria olè che comunque non rinnego certo; ma pure Il cielo è sempre più blu è suggestivo, magari non come inno ma alla fine…si potrebbe pure giungere ad un compromesso, lasciando Doria olè affiancato da qualche altra canzone che, se ho ben capito, Ferrero vorrebbe più spendibile per qualche iniziativa commerciale.

  3. Faccio un discorso musicale. in un blog calcistico. L’album dei New Trolls è bellisssimo, siamo l’unica squadra ad avere un cd di grande valore musicale dedicato alla nostra squadra. Ferrero le ha fatte tutte giuste ma in questo campo dovrebbe informarsi! Detto questo, forza Doria e forza Ferrero

  4. Sull inno sono d accordo, non si tocca,le penose comparsate del presidente si concluderanno domani con il Processo del lunedi’, il suo habitat naturale. Tra Fazio e Gramellini, meglio il secondo, Fazio e’ il re dei lecchini, un tifoso che non ci fa certo onore, sarebbe il gobbo perfetto.

  5. Io una chance gliela darei però. Non si può sempre restare attaccati al passato, i tempi cambiano, almeno sentiamo le proposte prima di dire no a priori. Magari potrebbe essere un inno stupendo e noi lo cazziamo ancor prima di nascere.

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