FERRERO INIBITO, BANANA TAVECCHIO INNOCENTE: LE SOLITE PORCATE FEDERALI

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La banana di Tavecchio non merita una punizione, la battuta infelice di Ferrero sui filippini e la Filipponia vale un’inibizione di tre mesi.
Questo il verdetto ridicolo emesso dalla Procura federale.

Siamo su scherzi a parte”, ha replicato giustamente Ferrero, maldestro nella sua accusa non sense a Thohir, ma punito fin troppo severamente.
L’unico frutto dell’amor è la banana, cantava il grande cubano Michael Chacòn . Ma la banana di Tavecchio trasuda razzismo, molto più della trashata filippina di Ferrero, una battutaccia che poteva tranquillamente uscire dalla bocca di Massimo Boldi, il Cipollino.
La frase del Viperetta era più che altro lo specchio di una verve genuina, popolana. Per lui i filippini sono quelli che puliscono le stanze e che quindi possono essere cacciati se lavorano coi piedi: “Caccia er filippino!”. Uno stereotipo da anni ’70. Insomma, se la poteva risparmiare.
La giustizia sportiva ha comunque sentenziato, ancora una volta malamente.
Anche la Gazzetta dello Sport ha parlato di una Giustizia che usa due pesi e due misure: salva Banana Tavecchio e punisce l’esuberante presidente doriano.
Questa la riflessione di Luigi Garlando, pubblicata questa mattina sula Gazzetta:

Quindi il Viperetta paga il suo veleno incontrollato e la battuta da film trash su Erick Thohir. Inibito per tre mesi. Giusto. Va condannata ogni espressione lesiva e discriminatoria negli effetti, se non nelle intenzioni.

Ciò che non torna sono le “banane” di Carlo Tavecchio.

Classificare come “mangia banane” una categoria di persone non è certamente più leggero del “filippino” dato da Ferrero al presidente dell’Inter. Eppure la Procura federale in quell’occasione non riscontrò aspetti di rilevanza disciplinare, a differenza di Uefa e Fifa che hanno sospeso il nostro presidente federale per sei mesi da tutti gli incarichi europei e mondiali. Nessuna inibizione neppure per il presidente della Lazio, Claudio Lotito, reo di una battuta grezza e volgare ai danni di Giuseppe Marotta. Solo una multa e un teatrino di ritardi e cavilli per disinnescare la querela dell’a.d. juventino. Quindi: Ferrero sì, Tavecchio e Lotito no. La sensazione è che la bilancia della giustizia sportiva abbia bisogno di una registratina. Pesi e misure non corrispondono.

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SampGeneration

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5 commenti

  1. Chi mi conosce sa che raramente mi indigno o faccio la vittima, ma questa ragazzi è davvero “enorme”! Ma neanche la squalifica a Pozzi perchè aveva bestemmiato negli spogliatoi ci si avvicina. Hanno scritto perfettamente qui sopra: Ferrero è stato “maldestro”. E allora? Se volete anche ignorante (si punisce l’ignoranza?). Non esiste, non esiste proprio, un seguito così formale, e così punitivo, una reazione di tal foggia, a fronte di una frase come quella. Sembra il tribunale di Oliver Twist, con una autorità talmente sicura e autocompiaciuta del proprio operato, da agire meccanicamente e arrivare a staccarsi dalla realtà con decisioni fuori dal mondo, Filippine comprese. Ah ridicoliiiii….

  2. Giudici e sentenza totalmente ridicoli, assurdamente spropositati rispetto all’azione commessa, bastava una semplice multa semmai. Quella di Ferrero è una frase gergale che a Roma si usa dire, volgare, ignorante e scomposta quanto si vuole, ma rimane alla stregua di un intercalare dialettale (“Ma caccia sto filippino”).

  3. E’ la solita Itaglietta, dove il più pulito ha la rogna ma di fronte ad una battuta mal riuscita diventano tutti giudici, maestri di vita duri e inflessibili, la cosa non mi sorprende…

  4. Come è triste questo paese condotto da una classe dirigente incapace di far osservare le leggi da svariati trasgressori che con le loro” malazioni” intaccano decisamente la qualità della vita quotidiana (basta girare per Genova, ad esempio, per rendersene conto) e sono decisi nel punire risibili comportamenti (censurabili, daccordo, ma se confrontati con altri ben peggiori risultano ben più lievi…) quando appartengno, magari come nel caso di Ferrero, a persone che sbertucciano, giustamente, il potere costituito (“Epater les bourgeois”) dalla seria facciata ma dall’ endemico marciume.

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