DISERTARE LA GRADINATA. L’UNICA MOSSA POSSIBILE

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Disertare la gradinata, la decisione degli Ultras è clamorosa. la Sud non sarà colorata con sciarpe e bandiere, con le spettacolari coreografie che, come hanno detto giustamente gli Ultras, sono la vera bellezza di una partita molto spesso modesta dal punto di vista tecnico.

Il derby alle 12.30, diciamolo pure, è una merda.

Ma è solo l’ultima goccia, dopo tante stupide mosse della Lega Calcio che, a differenza di quanto accade negli altri paesi, punta ad ottimizzare i guadagni al massimo, passando costantemente sulla pelle dei tifosi.

E le società si adeguano: no a infrastrutture, no a investimenti importanti destinati ai vivai. I soldi della pay tv finiscono spesso sperperati per pagare giocatori scarsi, magari meteore del nostro campionato.

Gli Ultras hanno giustamente evidenziato: cosa si vende televisivamente del “prodotto derby”? Non tanto lo spettacolo in campo, che mostra partite combattute ma tecnicamente poco rilevanti. Si vende soprattutto la passione estrema delle due tifoserie, la tensione che si taglia col coltello delle due gradinate, le coreografie mozzafiato che fanno del nostro derby il più bello d’Italia. Anche perché spesso, Samp e Genoa si giocano al derby una stagione intera.

Ora si può permettere tutto, sopportare tanto. Ma la voglia di fare spettacolo in gradinata, diventare, involontariamente, degli elementi funzionali allo show televisivo del calcio moderno, merita almeno una buona dose di rispetto.

E invece la partita alle 12.30 è un’ ASSOLUTA mancanza di rispetto verso i tifosi: un orario farlocco, da calcio dilettantistico, reso necessario per gli investimenti cinesi, che si godono in prime time le partite del calcio europeo.

E infatti le società hanno le mani legate. L’orario delle 12.30, per quanto scassi i coglioni, è comunque redditizio alle società. Per noi, squadre con un bacino di pubblico ridotto, la differenza di pubblico televisivo tra la partita di mezzogiorno e quella disputata alle 15, insieme alle altre, è notevole. Il match dell’ora di pranzo arriva a sfiorare il milione di spettatori, solo di pubblico italiano. Quello delle 15, contemporaneo alle altre gare, raggiunge (per squadre a bacino ridotto come Samp e Genoa) se va bene le 100.000 unità di pubblico. Il che comporta una differenza di guadagno notevole per le società.

Ma sull’orario derby sono stati fatti una caterva di errori. Il Comune, ad esempio, ha la possibilità di segnalare le date “delicate” alla Lega prima della compilazione del calendario.

Ebbene, la Fiera di Sant’Agata del 2 febbraio, a due passi dallo stadio Marassi, non è stato segnalata come evento in grado di causare problemi alla città. Una dimenticanza imperdonabile.

La Lega Calcio, dal canto suo, non ha avuto alcun tipo di rispetto e sensibilità verso il pubblico genovese: ha offeso le tradizioni locali, non considerando la concomitanza con una Fiera importante per tutta la città. Ma anche le tradizioni di un tifo che si contraddistingue per passione e correttezza. La partita alle 12.30 è una vergogna. Visto che l’orario di domenica sera è “blindato” dalla sfida Inter-Juventus, si poteva collocare tranquillamente il derby alle 18 o alle 20.45 di sabato sera. Orari che vedono in programma Bologna-Udinese, Cagliari-Fiorentina (alle 18) e Milan-Torino (20.45), non certo partite di cartello.

Allora che fare? La risposta è: abbandonare Lega e pay tv alle loro scelte infauste, alle loro scelte del cazzo.

Ma un’azione sociale, se vuole avere successo, deve essere di massa, deve essere “di popolo”. Allora è sacrosanta la decisione degli Ultras (e dei gruppi ultrà della Nord) di disertare le gradinate nel giorno del match più atteso. Dare un segnale a Lega e pay tv che non possono fare i propri maialeschi comodi sulla pelle del tifoso, che è parte integrante e fondamentale dello spettacolo.

E quindi: lasciamo lo stadio spoglio, deserto, nel momento in cui lo spettatore televisivo si aspetta l’entusiasmo. Offriamo all’occhio delle telecamere di Sky e Mediaset la visione di una gradinata vuota, deprimente e desolante. Resa così dalle scelte della Lega: il lunch match del cazzo resterà indigesto a tutti.

L’azione degli Ultras Tito e dei gruppi della Nord è un segnale che parte da Genova e che forse avrà un seguito anche nel resto di Italia. Noi ce lo auguriamo.   

Autore

SampGeneration

Il blog della Sampdoria

2 commenti

  1. Onore agli ultras, onore alla nostra gradinata e per una volta tanto anche alla loro.
    D’accordo con questa misura al 100%. Le gradinate genovesi sono state per anni precursori di molte cose (si pensi alla nascita degli ultras, i primi siamo stati noi, fino alle mega-coreografie), spero che anche questa volta da Genova parta un grande movimento che abbracci tutte le tifoserie d’Italia contro lo strapotere delle televisioni che hanno distrutto il calcio.
    Stadi deserti, questo ci vuole! Poi vedremo come faranno a vendere il prodotto, se senza pubblico assomigliera’ a una partita alla playstation.
    Piccola nota: sono sicuro che comunque non funzionera’: la stessa cosa venne proposta per un Sam-Inter (se non ricordo male 2005’2006, fini’ 2-2) e mi ricordo le liti per non dire i pattoni con chi voleva entrare (distinti, tribune, anche gran parte della Sud) e poi entro’.
    O compatti, o niente

  2. D’accordo con Pier. La scelta è estrema, ma il derby è l’occasione migliore per stare uniti. Spero anch’io in una compattezza di tutta la Sud, che tutti seguano la linea degli Ultras

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