DI CHI E’ LA COLPA DEI DISASTRI IN TRASFERTA? L’OPINIONE DI UN TIFOSO SPECIALE

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Pubblichiamo l’articolo di Roberto C. decano dei tifosi blucerchiati, particolarmente adirato per il finale di stagione.

Ecco il suo commento

Per quest’anno le trasferte sono finite. E questa è già una buona notizia. Perché non sono tanto le sconfitte in sé che quest’anno hanno caratterizzato i viaggi “fuori porta” dei blucerchiati ma il modo quasi sempre umiliante in cui sono arrivate. Forse un caso unico tra tutte le squadre della serie A.

Ma ora vorrei tranquillizzare tutti i supporters di questo blog. Ho trovato il colpevole delle patetiche esibizioni lontane da Marassi della Sampdoria. Sono io. O meglio sono io in quanto proiezione immaginaria del “tifoso”. Ho avuto la conferma di questa affermazione al mio ritorno a casa, domenica 6 maggio, dopo aver acceso la TV per seguire gli ultimi minuti della partita contro il Sassuolo in quel di Reggio Emilia. Con il conduttore Porcella c’erano i due ospiti “abituali” Rissetto e Arnuzzo. Ambedue costernati per l’ennesima brutta figura che ancora una volta ha visto i “nostri” letteralmente fuori misura e quasi ignari della posta in palio. Come se quella fosse la classica partita di fine stagione nella quale non è previsto un particolare impegno ma solo il paziente attendere, come giusto atto liberatorio, il fischio finale dell’arbitro ed il conseguente “liberi tutti”!Ma ad un certo punto della trasmissione arriva la telefonata di un tifoso, giustamente alterato, il quale illustra la sua disamina dei fatti ed al contempo mette in evidenza le colpe ed i naturali destinatari di esse. Giocatori, allenatore ecc….. Ma ecco che il nostro “vecchio” terzino anni settanta se ne esce con un giudizio severo verso il telespettatore per l’azzardo da questi manifestato nella sua critica senza sconti per nessuno. “Fai tu qualcosa” gli dice, “prova tu a sistemare le cose”. (Come, in che modo?). Il succo del suo rimprovero è che non possiamo lanciare ingiuste(?) accuse ma solo crogiolarci inermi nella desolazione, avvilimento, afflizione che emanano da certe indegne rappresentazioni. Come dire che non ci si può rivoltare di fronte al “male”. Ma solo accettarlo passivamente.

Forse il buon Domenico non ha mai letto Kant e le sue Critiche (“della ragion pura” e “della ragion pratica”) ma nella vita non ci si può esimere dalla ricerca delle condizioni che portano ad un certo stato delle cose e conseguentemente verso chi è responsabile di quelle date conseguenze. Eppur noi ci vogliamo provare. Per una volta dobbiamo assolvere la Società la quale, nelle condizioni economiche date, ha fatto il miracolo, pur vendendo (presunti) campioni come Muriel, Schick, Skriniar e Fernandes, di cambiarli con altrettanti (se non di più) validi calciatori. A sentire i vari soloni che bazzicano nel nostro mondo blucerchiato sembrava che quelle andate via fossero pedine insostituibili, invece chi li ha rimpiazzati di fatto non ha indebolito la squadra, anzi il risultato finale, in fatto di punti, è stato migliore (+ 6).

Gli alibi in genere sono cattiva merce. Come quando un allenatore si giustifica per la tal partita dicendo che gli mancano tot giocatori ma poi a verifica si scopre che buona parte di essi ha sempre fatto panchina o è stato presto giubilato per scarsa “competenza”.

Dunque nell’analisi dello sfacelo “da trasferta” di questo campionato bisogna trovare chi ne detiene la responsabilità.

Si sente dire, ad esempio, che ciò sia dovuto ad inesperienza. Falso. La Samp classificatasi al quarto posto (1960/1961, 41 punti) dopo Juventus (49 punti) Campione d’Italia, Milan(45) e Inter(44) a Marassi vinse 14 partite e ne pareggiò 3, mentre, come si dice, “fuori dalle mura amiche”, ne portò al successo 4, ne impattò tre e ne perse ben 10 (tra le quali la tristemente famosa trasferta di Udine finita con 7 gol al passivo) compromettendo di fatto la possibilità di competere per lo scudetto! Eppure la rosa era formata da grandi marpioni (i “vecchietti”) come Bergamaschi, Bernasconi, Ocwirk, Skoglund, Brighenti e Cucchiaroni. Gente che aveva già militato in grandi squadre come appunto le milanesi, non era più di primo pelo ed esperienza ne aveva da vendere. E allora? Non è questo il motivo. A me viene da pensare che le dovute spiegazioni vadano cercate nel “manico” dell’allenatore, il quale magari ne capisce molto di tecnica e moduli, ma non ha il giusto carisma per imporsi nello spogliatoio e quindi non è in grado di formare una vera squadra. Non riesce a trasmettere gli stimoli giusti. Perché mai un atleta dovrebbe rendere molto meno lontano da Marassi considerando che il terreno di gioco è uguale (non sempre…), e pure tutto il resto? Anzi nel nostro caso ha il vantaggio di avere una tifoseria fantastica che non fa mai mancare il proprio appoggio, a Reggio Emilia come a Crotone! E allora bisogna capire se è meglio avere una squadra che vince e fa divertire in casa ma poi prende sonore e spesso umilianti scoppole in trasferta oppure un complesso meno piacevole nel gioco ma più quadrato e con alla guida un pragmatico come potrebbe essere Iachini. A tal proposito mi ricordo, negli anni 70/73 del….secolo passato, il mister paraguiano Heriberto Herrera quello che alla domanda “si salverà la Sampdoria?” rispose con estrema sicurezza “no es problema!” E difatti si arrivò all’ottavo posto. Non male per quegli anni. Ora, su di lui, come sempre, ci sono state diverse correnti di pensiero. Alcuni credevano nella passione assoluta con cui viveva il calcio e la fiducia con la quale sosteneva le sue idee, e per questo sorvolavano sul fatto che fosse un intransigente sergente di ferro. Ma aggiungono che inventò il calcio moderno e il suo “movimiento” anticipò le teorie di Sacchi. Viceversa per altri non era che un professore di ginnastica prestato al calcio. Ricordo che il mio amico Nello aveva definito la Samp di quegli anni una “società di atletica leggera.” Ma, tornando ai nostri giorni, queste, modestamente, sono le spiegazioni che mi sembrano possano essere le più plausibili. Poi ciascuno ne avrà di altre. Vorrei dire però ad Arnuzzo che, in assoluto, il suo atteggiamento “passivo” non può soddisfare, e non solo chi voglia trovare a tutti i costi un capro espiatorio, ma pure chi cerca una risposta semplice ad una situazione che deve comunque essere spiegata. Fuori del calcio, ad esempio, cosa deve fare chi trova improvvisamente il proprio coniuge tra braccia “diverse”? Si rassegna passivamente o cerca di trovare le giuste soluzioni salvo poi, eventualmente, cambiare definitivamente aria?

Ancora questa domenica i “soliti” commentatori hanno difeso a spada tratta l’operato di Giampaolo. Sinceramente non mi sento di contestarli in quanto non ho le loro competenze tecniche e specifiche in merito ma a loro vorrei dire che, con tutte le giustificazioni che si possono attribuire al nostro allenatore riguardo la rosa di calciatori disponibili ed il fatto che gli stessi durante il campionato possano essere stati “traviati” da notizie riguardanti la loro collocazione futura, non si può difendere il “timone” di una squadra che in cinque trasferte con le ultime della classe (Benevento, Crotone, Udinese, Bologna e Spa) subisce la bellezza (si fa per dire…) di ben 17 (diconsi diciassette) reti!! Non credo che spulciando negli annali del calcio recente, e non, si possa trovare una situazione analoga. Dopo di che va tutto bene. L’importante è sapere cosa si vuole per il prossimo anno. Soprattutto da parte della Società. E noi tifosi ci regoleremo di conseguenza.
P.S .Per la precisione storica il secondo anno dell’era “herreriana”(1973) ci salvammo all’ultima giornata con l’ormai famosissimo e decisivo gol di Loris Boni nella Torino granata che premiò la Samp ( e il L.R. Vicenza) per la differenza reti ai danni dell’Atalanta. Di quella segnatura e per come si è svolta l’azione (da vedere su You Tube) ho sempre avuto la sensazione che fosse stata molto…..facilitata dai difensori torinisti. E il nostro terzino destro era….Arnuzzo.

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SampGeneration

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12 commenti

  1. seMarco Convalle -

    D’accordo su tutto, la responsabilità è del tecnico che non sa dare le giuste motivazioni, in casa le hanno tutte (o quasi) le squadre, ovvio, giochi davanti al tuo pubblico, in trasferta le devi trovare nel tuo carattere, d’accordo anche sul gol di Boni, ero un ragazzino e esultai come un pazzo sentendolo alla radio, guardato poi alla tv da adulto ho sempre avuto l’impressione di una partita comprata anche perché Boni non era esattamente Maradona come invece sembrerebbe dal filmato

  2. Ebbi già in passato occasione di “denunciare” le surreali ( per il sottoscritto, ovviamente ) opinioni e dichiarazioni di Arnuzzo, qualcuno mi rispose che è una gran persona ed un gran blucerchiato, cosa che personalmente non metto minimamente in discussione però…
    In linea di massima posso essere d’accordo o in disaccordo con chiunque degli opinionisti locali, col buon Arnuzzo invece riesco in maniera pressochè scientifica a pensarla in maniera diametralmente opposta…

  3. Articolo perfetto è quello che ho sempre pensato sugli opinionisti un po’ lacchè e alcuni giornalisti permalosi a cui non puoi muovere nessuna critica neanche su dati oggettivi. Sul gol di Boni lo abbiamo pensato tutti noi 50enni che forse…

  4. Sulle motivazioni, non concordo.
    Nessuno di noi credo vada a lavorare con le cheerleaders. Un professionista atleta non credo abbia bisogno di Giampaolo che lo anima. Però concordo sul fatto che le statistiche da schizofrenia fan venire il dubbio. A me sembra che la colpa è trina:
    1. Calciatore atleta meschino che se non lo fissano da vicino almeno 20mila doriani non sente il peso del dovere.
    2. Allenatore talebano che non s’accorge di ciò e non corre ai ripari con cambio di modulo e parvenza di catenaccio fuori casa per cercare di salvare il salvabile.
    3. Società troppo candida nelle sue esternazioni mercenarie che fanno che gli atleti meschini se ne fottano se non li fissano da vicino, tanto l’anno prox vada da un altra parte.

    Questo porta alla sindrome del mangiapane a tradimento in trasferta.
    A me commuove molto il vano tentativo logico di risolvere da parte del tifoso trasfertista:
    “Allora andiamo a fissarli anche fuori casa!”
    Purtroppo se non raggiungi la quota di almeno 20mila, i meschini non si sentono sufficiente fiato sul collo.
    Estremo rimedio: non ci andate nemmeno uno, questo si meritano.

  5. Scusate, aggiungo:
    Giampaolo ha fatto tutta la stagione
    Il braccio di ferro con i suoi calciatori meschini:
    “Devono fare il salto di qualità mentale”.
    Giampaolo è un geek. Un teorico maniacale che per questione di principio non è voluto scendere a compromessi con l’handicap dei suoi calciatori, accettarlo e CAMBIARE LUI.
    Ho visto spesso Allegri, durante le stagioni vincenti della Juve, correre ai ripari umilmente, adeguarsi addirittura agli avversari, sebbene inferiori, perché capace di leggere lo stato d’essere dei suoi calciatori e squadra. Allegri è un grande allenatore perché se il suo esercito non è in grado, no li manda al massacro!
    Giampaolo ha studiato a memoria un libretto di tattiche, tutto qui! Ma questo non lo rende allenatore! Idea per Ferrero: comprati un robot parlante che contiene tutte le tattiche, perché siamo già al punto che la artificial intelligence può tranquillamente sostituire uno come GP.

  6. Una squadra non può puntare esclusivamente sulle plusvalenze. Se investi solo per guadagnare ad un certo punto del campionato crolli. Giampaolo è un buon allenatore ma anche lui è alla Samp al preciso scopo di far crescere giocatori e plusvalenze. A mio giudizio ogni anno dovremo fare un mix più equilibrato tra giocatori che arrivano alla Samp e sanno di restarci (trentenni o giocatori solo discreti ma determinati) e giovani in rampa di lancio. Poi se si continua a perdere e perdere male in trasferta non c’è altra soluzione che cambiare tecnico. Giampaolo è troppo legato ad un unico modulo e tutti abbiamo dubbi sulla sua capacità di stimolare al massimo i giocatori prima di ogni trasferta. In casa ci pensano da solo con il nostro aiuto.

  7. Se hai un presidente miscio, se non puoi contare su ricche sponsorizzazioni, sui milioni di euro che ti arrivano dalle partecipazioni alle coppe europee ( Champions in primis e tutto ciò che ne consegue…) le plusvalenze invece sono l’unica cosa delle quali non puoi fare a meno se vuoi sopravvivere, ragazzi: bisogna che ce ne facciamo una ragione!

  8. Ecco, per questa estate, è sicura la partenza di Torreira. Forse quella di Praet. Considerando che dobbiamo prendere qualcosa sulle rivendite di Fernandes e (nel caso in cui riesca a paccare ancora qualcuno) Muriel, direi che salvo proposte irrinunciabili per il resto si dovrebbe restare come siamo. Certo Torreira è insostituibile, ma Praet… Poi non so, in futuro, magari fatto giocare trequartista, o attaccante esterno in un 433 (alla Perotti), ci stupirà tutti. Può essere. Ma oggi come oggi, se Ferrero riesce a far partire una “astina” su Praet… approfittiamone. Con un buon mercato potremmo complessivamente migliorare l’organico quest’anno, secondo me. Rafforza i terzini e già hai fatto una bel salto!!!

  9. Se davvero pensate che Ferrari sia più forte di Skriniar, Zapata di Muriel, Ramirez di Fernandes e Kownacki di Schick… potete anche pensare che sia tutta colpa di Giampaolo.
    Mah…

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