CROLLO PARMA: LE RAGIONI DEL DISSESTO

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Osserviamo con affetto la vicenda del Parma, una tifoseria gemellata saldamente con la nostra.
E’ di oggi la notizia che anche il nuovo presidente Taci sarebbe sulla via della fuga. Al suo posto si sta insediando una cordata lombarda (su cui ha lavorato molto l’ad Leonardi) che cercherà negli ultimi mesi di salvare il salvabile.
Fuggi fuggi generale dei giocatori, che non percepiscono stipendio da 7 mesi. E cade l’ombra, piuttosto solida, del pericolo calcio scommesse sulle future partite gialloblù. Il campionato rischia di essere falsato?
Pubblichiamo un articolo di Luca Pisapia del Fatto, che spiega le ragioni del dissesto parmigiano:

Campionato falsato? Da un mese in Serie A c’è una squadra, reduce da 5 sconfitte nelle ultime 6 partite, che non è certa di finire il torneo, e ancora meno di potersi iscrivere l’anno prossimo tra i professionisti. E’ il Parma, dove i calciatori non ricevono lo stipendio da mesi (almeno sette) e dove il 15 febbraio scade la seconda tranche per il pagamento degli arretrati: stipendi, contratti con i fornitori, Iva e Irpef. E siccome la prima tranche a novembre non è stata rispettata, e nulla lascia presagire che lo sarà la seconda, la società sarà messa in mora: primo passo verso il fallimento. A gennaio poi sono stati venduti nove giocatori: Acquah, Cordaz, Ristovski, De Ceglie, Bidaoui, Paletta, Lucas Souza, Rispoli e Pozzi, ceduto al Chievo in prestito con diritto di riscatto a mille (!) euro. Mentre Cassano e Felipe hanno rescisso il contratto. Il presidente dell’assocalciatori Damiano Tommasi ha detto: “Siamo preoccupati per questa smobilitazione, c’è il rischio calcioscommesse”. Poi ha corretto il tiro, ma il senso resta. Scommesse o meno il girone di ritorno della Serie A sarà snaturato.

Dopo avere costruito le sue fortune negli anni Novanta grazie ai finanziamenti del crac Parmalat di Callisto Tanzi (in splendida armonia con la Lazio del crac Ciro di Sergio Cragnotti), il Parma si ripresenta per l’ennesima volta come società che vive sopra le proprie aspettative con la proprietà di Tommaso Ghirardi. Il club infatti per diversi anni si segnala in testa alle classifiche mondiali di giocatori comprati e venduti: nell’estate del 2013 sono addirittura oltre 200 i giocatori che transitano da Parma senza mai indossare la casacca gialloblù. Alcuni sono spediti nelle società satellite Gubbio e Nuova Gorica (dove a un certo punto il tecnico è Apolloni, leader del primo grande Parma, quello di Nevio Scala), di altri si perde ogni traccia. La stampa italiana incensa il “meccanismo scientifico” di queste operazioni ideate dall’ex ds Pietro Leonardi. E gli organi preposti non indagano.

Si arriva così allo scorso anno, quando il club non ottiene la licenza Uefa per mancato pagamento dell’Irpef sui giocatori: sono poche decine di migliaia di euro, ma fanno riferimento proprio a quei giocatori messi sotto contratto e poi mandati in prestito nelle serie minori. Anche qui nessuno pensa di aprire un’inchiesta. Ghirardi fa il giro di giornali e tv a presentarsi come vittima. I 20-30 milioni di mancato introito per la partecipazione all’Europa League conquistata sul campo aprono definitivamente la voragine del club, che nell’ultimo bilancio disponibile – quello della stagione 2012-2013 – presenta un passivo di oltre 10 milioni ed esposizioni debitorie per 170 milioni circa. Ghirardi decide di vendere il club e a dicembre si presenta come unico acquirente la società russo-cipriota Dastraso Holdings Limited: società creata a novembre del 2014, secondo il Portale Europeo della Giustizia Elettronica, con già un fatturato altissimo di 2 miliardi di euro, inspiegabile a meno che non sia il fatturato di una misteriosa società che a sua volta controlla la Dastraso.

Corre voce che dietro la Dastraso ci sia il petroliere albanese Rezart Taci, che infatti si presenta allo stadio Tardini in incognito ma ben attento a farsi scoprire dalle telecamere. Corre voce, perché nell’atto di cessione datato 19 dicembre 2014 in cui Ghirardi cede alla Dastraso le sue società, tra cui la Eventi Sportivi Spa che controlla il Parma Calcio, appare il nome del venditore ma da nessuna parte si specifica la persona fisica intervenuta nell’atto di acquisto. Il nome di Taci è dato per buono anche per la presenza sotto i riflettori di un certo Ermir Kodra, 29enne albanese già ribattezzato dalla stampa italiana “il presidente ragazzino” e spacciato come nuovo ad del Parma. Eppure, spiega Fabio Bonati del giornale Parmaquotidiano.info che ha visionato le carte, nel nuovo cda del Parma Calcio eletto il 27 dicembre 2014 appaiono diversi nomi ma non risulta da nessuna parte quello di Ermir Kodra.

Ma non è l’unico mistero. “Nel cda del 27 dicembre, l’ultimo dell’era Ghirardi, è anche approvato l’ultimo bilancio relativo alla stagione 2013-14 -, ma di questo, nonostante per legge debba essere reso pubblico entro un mese dalla sua approvazione, si sono perse le tracce”. E non è finita qui, secondo Bonati infatti i revisori contabili si sarebbero rifiutati di dare il loro parere sul bilancio di Eventi Sportivi spa, chiuso stranamente in attivo di qualche milione nonostante debba accollarsi sulle spalle il saldo negativo e i debiti del Parma. Se quindi sulla proprietà del club regna l’incertezza – perché mai una misteriosa società creata ad hoc un mese prima della compravendita vuole accollarsi le centinaia di milioni di debiti del Parma Calcio? – l’unica cosa sicura è che se nessuno ha ancora provveduto a saldare i debiti, è molto difficile sia pronto a farlo entro il 15 febbraio, data in cui partirà la messa in mora della società. E mentre la Procura di Parma e la Gdf sono al lavoro su questi aspetti, la Serie A si mostra per l’ennesima volta un torneo in preoccupante crisi di credibilità.

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SampGeneration

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1 commento

  1. In realtà è tutto il sistema (non solo del calcio e non solo italiano) che sembra poggiare sul gioco delle tre tavolette. Da una parte l’impianto politico social-comunista è crollato per i noti motivi che non stiamo qui ad elencare. Dall’altra parte, contrariamente a quanto preconizzato da Francis Fukuyama, non c’è stata la “Fine della Storia” l’andamento placido e regolare, senza più ostacoli, del mondo occidentale, dovuto proprio alla mancanza del polo contrastante con la caduta dell’Unione Sovietica.(1990). Tutt’altro. Senza più freni inibitori è venuto fuori tutto il marcio che da sempre alligna nel sottobosco della società cosidetta “libera”. Con la Lehman Brothers (2008) il bacio mortale della finanza ha portato alla più grande bancarotta della storia degli Stati Uniti che a sua volta ha coinvolto l’economia europea “bloccata” con la storia del salvamento delle banche e l’arretramento civile e sociale di molti strati di cittadini nei diversi paesi dell’Unione. Alcuni sull’orlo del fallimento (Grecia) con situazioni di vita comune che sembravano completamente superate dopo la fine del conflitto mondiale. Che rottura di palle diranno molti! Ma non si può pensare il calcio come un’isola. Se si dovessero usare criteri di giustizia assoluta nel giudizio sull’andamento finanziario delle società di calcio professioniste in Italia si dovrebbe chiudere la baracca definitivamente. Chi si salverebbe? Credo nessuno. Scusate per questa pietrata nella piccionaia ma ogni tanto bisogna cercare di vedere cosa c’è oltre la siepe “che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”.

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