GENOA-SAMPDORIA 0-1. “COSI’ ABBIAMO BATTUTO UN PRESUNTUOSO GENOA”

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Partita difficile, dura, tra due squadre in forma e 2 allenatori nuovi rispetto alla gara di andata.

Vorrei innanzitutto fare una precisazione sulle splendide parole di Sinisa nella settimana pre-derby: non sono d’accordo sul concetto del riportare la chiesa al centro del paese.
La storia dei derby parla chiaro: 89 derby giocati 32 vittorie Sampdoria e 23 Genoa. In totale con altre partite: 108 giocate 37 vittorie Sampdoria e 28 Genoa, su 67 stagioni il Genoa davanti solo 9 volte.

La chiesa è stata spostata di qualche metro dopo l’ignobile derby giocato all’andata, sia a livello di determinazione, sia a livello tattico, preparato in maniera non impeccabile dal nostro ex mister Delio Rossi.

MA OGGI PARLIAMO DI UN’ALTRA STORIA

Una storia di 2 mesi, fatta di sudore, di lavoro certosino umile da parte di un mister orgoglioso, determinato e preparato tatticamente. Insieme ad un altro nostro ex giocatore, Nenad Sakic, capace di risvegliare quell’orgoglio blucerchiato che mancava. E poi l’apporto tecnico tattico di mister De Leo. I 3, insieme, sono stati capaci di far rendere al meglio un gruppo in crisi di identità tattica e mentale.

La sfida è stata preceduta da una settimana in cui i quotidiani genovesi si sono sbizzarriti per far passare la sponda rossoblù come squadra forte, offensiva e abile nel fare un mercato di riparazione spumeggiante, con un Gasperini tronfio e pieno di sé. Ma forse anche consapevole della presunzione che aleggiava tra i giocatori e gli addetti ai lavori genoani.

Forte di questa presunzione, Gasperini si tutela preparando una gara attendista, come di consueto, presentandosi con un 3-4-2-1 in fase di possesso pronto a diventare spesso 5-4-1 in fase di non possesso.

Perin in porta, difesa a 3 composta con De Maio mezzo destro, Burdisso centrale e Marchese mezzo sinistro. Centrocampo con Antonini a destra, Bertolacci e Matuzalem centrali e Antonelli a sinistra. Konate attaccante di destra, Gilardino centrale e De Ceglie a sinistra.

Gasperini, conosciuto come tecnico dal calcio offensivo e propositivo, si tradisce per l’ennesima volta presentandosi con questo modulo composto da ben 6 difensori su 11.

De Ceglie sta sulla linea offensiva con Konate dietro Gilardino, ma pronti ad allargarsi in fase difensiva nel centrocampo a 2 con Bertolacci e Matuzalem. Mentre Antonini ed Antonelli retrocedono sulla linea di difesa, per il 5-4-1 in fase di non possesso.

Per la fase di possesso partecipano alla costruzione il duo centrale Marchese e De Maio. Burdisso cerca la marcatura preventiva sul nostro Lopez, cercando la profondita’ e la spinta degli esterni sulle fasce presiedute da De Ceglie e Antonelli a sinistra e Antonini e Konate a destra.

Ma il copione del Genoa è chiudersi creando densità davanti alla propria area di rigore, per poi ripartire veloci sulle fasce, cercando ampiezza di gioco.

Il Genoa dimostra difficoltà comprensibili quando deve costruire ed effettuare il possesso palla: molti gli errori, ma quando hai tanti giocatori difensivi è plausibile.

La Sampdoria risponde con il consueto 4-2-3-1 con Da Costa in porta, De Silvestri a destra, centrali Gastaldello e Mustafi e Regini a sinistra al posto di Costa. A centrocampo il duo Palombo e Kristicic (in grado di proporre maggior determinazione e dinamicità di Obiang). Davanti Eder dietro Lopez, Gabbiadini a destra e Soriano a sinistra.

La squadra è propositiva: pressing alto ed esterni offensivi in grado di puntare il centro della porta con la novità del centravanti “boa” Maxi Lopez.

Il suo compito è quello di riuscire ad aprire spazi per l’attacco della profondità di Eder e di cercare il taglio centrale degli attaccanti esterni a piede invertito.

Grande sacrificio in fase di non possesso dei nostri due attaccanti, che lavorano sulla fase di possesso dei centrali difensivi rossoblù, ed aiutano Palombo e Kristicic quando questi escono in pressione alta su Matuzalem e Bertolacci e quando si allargano sulle fasce per aiutare i terzini (nel caso venisse meno il raddoppio di Gabbiadini e Soriano).

PRIMO TEMPO

Ci difendiamo in maniera perfetta: il duo centrale Mustafi e Gastaldello con le marcature preventive soffocano il talento di Gilardino.

Una squadra determinata, con l’input “umiltà”, concentrata e disposta al sacrificio per questi 3 punti. Lottiamo su ogni palla persa e cerchiamo di giocare ogni palla recuperata.

L’errore lo commettiamo quando cerchiamo la profondità con lanci lunghi. Molto meglio il possesso palla a terra, cercando superiorità numerica nella zona centrale del campo.

Siamo bravi nella pressione individuale con gli attaccanti, ma ogni volta che ripartiamo il Genoa ricerca in maniera sistematica il fallo tattico. Stesso discorso per quanto riguarda la Sampdoria quando perde palla.

Sinisa chiede di giocare palla a terra ed ha ragione: quando lo facciamo siamo pericolosi in attacco.

Dopo un paio di azioni pericolose ed un calcio di punizione di Palombo, arriva il goal: lancio in profondità centrale di Mustafi su Lopez. Maxi si gira e cerca l’uno-due centrale con Eder. Sul passaggio Burdisso segue palla e non Maxi. In quella frazione il bomber prende il tempo al centrale argentino e realizza.

Grandissima azione e grandissimo goal, bentornato Maxi!

Concludiamo con un ottimo possesso palla, più rapido delle giornate precedenti non rischiando mai se non con un tiro da fuori aerea.

Le azioni del Genoa sono poco precise e si infrangono spesso sulle fasce, dove De Silvestri e Regini non si fanno sorprendere né sul 1 contro 1, né quando cercano il raddoppio con i terzini, dove fanno buona guardia Soriano e Gabbiadini.

Ottimo primo tempo, grazie soprattutto al gioco offensivo blucerchiato.

LA RIPRESA

Il secondo tempo il Genoa cambia tutto e passa ad un 4-4-1-1 più offensivo, con l’ingresso di Fetfatzidis.

La difesa passa a 4 con Antonini a destra, Burdisso e Marchese centrali ed Antonelli a sinistra centrocampo a 4 con De Ceglie a destra, Bertolacci e Matuzalem centrali, Konate a sinistra e Fetfatzidis che parte da destra per giocare tra le linee nostre in appoggio a Gilardino.

La fase offensiva si trasforma spesso in un 4-3-3 dove Konate e De Ceglie cercano di aprire la nostra difesa lavorando per l’inserimento di Bertolacci ed il greco impronunciabile.

Ma il Genoa è confusionario in attacco e non lo aiuta aver invertito gli esterni. De Ceglie ha difficoltà a rientrare sul suo piede quando è in possesso palla.

Noi amministriamo senza affanni ma siamo stanchi, e complice il campo troviamo più difficoltà a ripartire con palla rasoterra ed in rapidità.

La mancanza di lucidità ci porta a sprecare diverse ripartenze con i nostri attaccanti.

Lasciamo a loro il possesso, arretrando di qualche metro il baricentro, ma senza soffrire più di tanto se non su qualche cross dalla trequarti dove i nostri difensori riescono sempre ad avere un ottima lettura.

Al 19 minuto mister Gasperini ci aiuta sostituendo un veloce e sempre pericoloso Konate con uno Sculli in versione Bagni Italia.

Un minuto dopo Mister Sinisa risponde passando ad un 4-3-3, con Soriano mezzo destro, Kristicic mezzo sinistro e Palombo davanti alla difesa. Attacco con Eder a sinistra, Gabbiadini a destra e Lopez centrale: prepariamo l’ingresso di obiang.

Siamo pericolosi in contropiede, ma l’unico difetto è che siamo poco cinici (cosa che accade spesso) e ci divoriamo diverse azioni pericolose su un Genoa scoperto in difesa. Ci manca l’istinto killer come direbbe Mourinho.

Al 26′ minuto entra Obiang, per dare maggiore copertura a centrocampo e non esporsi alle confusionarie sfuriate offensive rossoblù.

Il Genoa attacca con 6-7 uomini e lascia parecchi spazi al contropiede. Ma non riesce mai a trovare la zampata in area sui numerosi cross dalla trequarti. Al 30 minuto Sculli cambia fascia con De Ceglie.

Noi siamo ancora troppo bassi, siamo in difficoltà fisica: entra anche Sestu per Eder al 31 minuto per coprirci un po’, mentre al 37 minuto entra Calaio per Marchese e il genoa sforna un 4-2-4 Brazil style a numeri, molto meno a gioco.

Chiudiamo con un’ occasione d’oro per Sestu al 39 minuto, ma il nuovo arrivato scivola. Entra anche Renan che regala la passerella a Kristicic.

CONCLUSIONI

Finisce uno dei derby migliori, per quanto riguarda il gioco, degli ultimi anni.

Segnaliamo un ottimo arbitraggio capace di non sbagliare le tre decisioni chiare della gara (2 goal annulati per fuorigioco ed un tocco di mano in area di Lopez).

Finisce con il nostro tripudio ed una festa unita tra staff e giocatori, sintomo che questo gruppo è sempre più forte e determinato nel centrare l’obiettivo, guidati da un trio di tecnici sempre più convincenti che con umiltà e lavoro stanno dimostrando che un’altra Sampdoria era possibile, bastava darle motivazione, convinzione ed un gioco.

BRAVI A TUTTI

Autore

SampGeneration

Il blog della Sampdoria

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