CALCIO METAFORA DELLA VITA. TRENTALANGE E L’ARBITRO DI DIO

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Nuovo appuntamento con le Memorie Blucerchiate, la rubrica del grande tifoso doriano Roberto C.

Domenica 10 novembre 2018 ho giocato con il tempo nel senso che l’ho vissuto in due scansioni diverse tenendo bene la barra del comando. Tutto è iniziato verso le ore 15.00 quando uscendo di casa per recarmi al Teatro Modena per l’inizio della Stagione di Prosa, della quale sono abbonato, ho provveduto ad infilare il dischetto nel dvd recorder per registrare la partita della Samp a Roma.

Devo subito dire che “L’arbitro di Dio” di Robert Farquhar, cui ho assistito con gran gioia, è una piece che tutti i tifosi dovrebbero vedere. Bella, goduriosa, esilarante.
La scena è spoglia. Due uomini incazzatissimi in piedi ed uno legato e bendato sulla bocca seduto su una sedia. E’ questi l’arbitro del titolo accusato di essere il responsabile della retrocessione della squadra locale.
La scena si svolge in Irlanda. L’inizio è folgorante. Degsy, uomo dalla fragilità violenta e quasi infantile, continua a dolersi, in una litania senza fine, “non era goal, non era goal, non era goal, non era goal” e piange e si dispera ritenendo l’arbitro colpevole di aver convalidato un gol che ha mandato in B la sua squadra. Per questo lo ha sequestrato e lo tiene prigioniero in casa sua. E’ anche un disperato il “nostro”, con tanti problemi esistenziali tra i quali la moglie che se ne è andata di casa.
Forse nella prigionia del suo nemico c’è tanto della frustrazione, afflizione e sconforto che si sono abbattuti sulla sua vita. Ma lo spettacolo va avanti raccontando il mondo del calcio, come affermava Jean Paul Sartre, quale “metafora della vita” in quanto in esso si trovano i temi della stessa esistenza di tutti i giorni, il gruppo, le regole, gli obiettivi e i conflitti.
Certo, però, che nessuno di noi, almeno credo, farebbe mai una cosa del genere ma è anche vero che in quei momenti possono venire pensieri devastanti che a mente fredda necessariamente saranno abiurati.
Mentre il dialogo incessante andava avanti mi è venuto in mente un episodio che tutti conosciamo bene ma che in questo caso vorrei raccontare come è stato da me vissuto. Era il 17 maggio 1999 e la Samp si giocava la salvezza a Bologna. Sono andato con mio fratello e mia cognata a vedere la partita in un bar del Campasso nella zona degli allora mercati delle uova e pollame. Come mia abitudine stavo sempre in una situazione di profonda agitazione, un’ansia continua, soffocante, che non riuscivo a governare al punto da salutare la compagnia al 15° minuto del secondo tempo con la Samp in vantaggio (2-1) grazie a due gol di Montella. Troppa angoscia. Ho cominciato a camminare su e giù per una strada deserta, guardando le finestre, il cielo, le macchine parcheggiate, qualsiasi cosa che mi permettesse di far passare il tempo mentre già pensavo al risultato finale, la salvezza (cioè, non ancora, ma con una vittoria si andava allo spareggio con il Perugia che, ovviamente, con l’ “aeroplanino” avremmo vinto). Nel frattempo non sentivo rumori, parole lontane, grida, urla di gioia, imprecazioni. Niente. Ero e mi sentivo “sottovuoto”.
Poi, dopo una quarantina di minuti, vedo due persone che da lontano avanzano verso di me. Ancora non le riconosco. Poi man mano che avanzano comincio a definire le loro sembianze. Sono a cento metri, cinquanta. Mi guardano con gli occhi spenti, il volto incredulo. Siamo in B. Ecco le parole di mio fratello e mia cognata. Siamo in B. Un tuffo al cuore mi prende, sto male. Non è possibile, stavamo vincendo. Tutto per un rigore inesistente concesso dall’arbitro…..ancora adesso quel nome mi si ritorce in bocca. Quasi non riesco a pronunciarlo perché di colui che ci ha ingiustamente affossati. In quei momenti e per tanti anni a seguire ho pensato le cose più truci che avrei fatto a…Trentalange se fossi stato come Degsy e il suo amico, e mi vengono in mente ora mentre, in un palchetto del Modena, mi godo questo ameno spettacolo e comprendo, ovviamente, che pensieri e discorsi da bar devono restare tali pur nella comprensibile rabbia perché, come si afferma in palcoscenico alla fine, “non esageriamo è pur sempre una partita di calcio”.
Per la cronaca la vicenda narra che i due tifosi riescono a far confessare all’arbitro colpe ed errori e la partita viene ripetuta. Ma il risultato non cambia perché, forse per la nemesi del dio del calcio, la perdono ancora. Applausi a scena aperta quindi con mia moglie ci avviamo verso casa e fortunatamente non incontro persone varie che possano svelami l’esito finale dell’incontro. Ore 18.00 mi siedo in poltrona e avvio la registrazione. Potrei decidere di vedere subito il risultato. Ma no. Fingo che sia una diretta pur sapendo che non lo è. Potrei fare qualsiasi cosa, come sbirciare un po’ più avanti. Come sarà il risultato al 35° minuto? Niente. Proseguo. Ma no, è meglio togliersi il dente subito. Quasi quasi vado direttamente al 90°. No. Attendo ancora perché,tutto sommato, sembra che ce la si possa giocare alla pari ma improvvisamente arriva il gol di Juan Jesus, poi il rigore negato (se pur non mi sembrava…..) e qui ho cominciato a capire come sarebbe andata a finire.
La consapevolezza della solita deriva si palesa nel gol di Schick (proprio lui, il morto vivente?). Questo è un segnale. Non c’è più speranza. Che vale attendere ancora per sapere che ne abbiamo presi altri quattro? Considerato che se l’avessi vista in diretta avrei sofferto come al solito penso sia stato meglio così, almeno ho assistito ad un bellissimo spettacolo dal quale sicuramente si possono attingere molti insegnamenti, specie in qualità di tifosi.
Per questa ennesima sconfitta, la terza consecutiva, mi pare che la più ovvia considerazione io possa fare,a proposito di viaggi nel tempo e di memorie blucerchiate, sia che per un risultato favorevole ci sono mancati due giocatori determinanti, fondamentali: Cassano e Pazzini! E ho finito.

Autore

SampGeneration

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6 commenti

  1. Bellissimo racconto che ha riportato anche me a quel maledetto 16 maggio 1999, ricordo che facevo il turno pomeriggio/notte e ascoltai la partita alla radio, prendere coscienza che eravamo retrocessi in B fu sconvolgente, era la prima volta che vivevo ciò e provai un indescrivibile senso di vuoto…
    Comunque ricondurre quella discesa solo all’errore di Trentalange secondo me sarebbe tremendamente riduttivo, quella fu una stagione allucinante sotto molti aspetti…

  2. Bravo Solodoria tortura perché sei un’imbecille a decretare un rigore del genere però anche Semarco non ha tutti i torti tirare fuori una cosa cosi prima del derby….

    • ciao luigi avessi un centesimo per tutte le volte che cantai trentalange .. sarei ricco detto ciò credo che sia stato un sicario mandato dal palazzo per avere avuto in panchina platt senza brevetto ….un anno da dimenticare…

  3. Certo trentalange e’stato e restera’sempre una merda di uomo ma ora concentriamoci sulle altre merde,quelle zozzoblu’,concordo pure io con semarco

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